5 errori che tutti gli scrittori fanno

Non preoccupatevi se  a scrivere commettete degli errori. C’è sempre tempo per migliorare e trovare, da scrittori, la giusta strada. Nel caso del romanzo, significa avviare un processo di revisione continua. Tra l’altro, errare humanum est: anche i grandi del passato rivedevano i propri lavori, e le imperfezioni in qualche caso restavano.

Nel Conte di Montecristo di Dumas, il famoso scrittore si sbaglia circa la toponomastica di Parigi e alcune caratteristiche dei suoi personaggi. Era il tempo del feuilleton. Dumas, ricorreva inoltre al ghostwriting per velocizzare le fasi di stesura dei suoi capolavori.  Altro caso interessante, Dickens: nei suoi romanzi  si trovano alcune imprecisioni sui punti di vista del narratore: l’urgenza delle cose da dire in alcuni casi superava la cura formale e strutturale di opere tanto riuscite e di successo.

Veniamo agli errori più comuni che la maggior parte degli scrittori commettono, vuoi perchè sono esordienti con poca esperienza, vuoi per altri motivi che nascono dalla complessità stessa dell’arte del racconto.

  1. Non pianificare la trama. Se vogliamo scrivere un romanzo, dobbiamo avere cura di progettare una storia in tutti i suoi aspetti. Questo è un punto controverso. Infatti, secondo alcuni progettare troppo rischia di esaurire l’ispirazione.  In parte può essere vero. Ognuno può scegliere la strada che sente congeniale. Ma procedere a caso, senza avere ideato la struttura del libro, rischia di vederci moltiplicare gli sforzi, in fase di stesura, e in definitiva, ci fa diventare più lenti.
  2. La scelta del genere.  Non dimenticate che essere uno scrittore significa avere uno stile riconoscibile, e anche il genere ha la sua importanza nel creare lo stile dell’autore. I racconti di Poe, sarebbero gli stessi, se li avesse concepiti senza avere alcuna cognizione del genere che si trovava ad affrontare? Insomma, quella del genere è più che mai una dimostrazione, da parte dell’autore, di rigore stilistico.
  3. La fine della suspense. Vi sarà capitato di leggere romanzi che in medias res perdono fascino. Di solito, il lettore da la colpa a sè stesso di quanto accade e chiude mestamente il libro. Passano alcune settimane, e quella lettura sarà difficilissima da riprendere. Un calo d’interesse verso il libro dovrebbe essere evitato dall’autore, il quale dovrebbe cercare di trovare, all’interno del suo romanzo, i momenti cruciali in cui la suspense va rinnovata, e eventuali pause della storia devono essere chiudersi.
  4. L’editing. Altro punto molto importante è la fase di editing Correggere un romanzo pensando a dargli una forma migliore, rivedere la sua struttura, sono forme di rispetto per il lettore. Luis Ferdinand Céline  diceva che per ottocento pagine date al lettore, lo scrittore ne ha pensato e scritto ottomila. Spesso occorre un lavoro minuzioso, per giungere a una versione finale soddisfacente di una storia.
  5. Il finale. Vale moltissimo  per i racconti brevi, ma è importante anche nei romanzi. Estremizzando potremmo dire che una buona parte del senso di una narrazione è affidata al finale. Anche questo è un lavoro progettuale, che mette alla prova gli autori meno esperti. Una buona prassi è fare come alcuni grandi registi – gli storyteller del nostro tempo – che creavano più soluzioni. Questa tecnica era utilizzata, per esempio, da Sergio Leone nei suoi film.

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