Lezioni di stile: La nuvola di smog, di Italo Calvino

Questa settimana prendiamo in esame Gli amori difficili di Italo Calvino, una raccolta di racconti, e in particolare, il racconto La nuvola di smog.

Scrivere racconti non è scrivere romanzi, e nella sua produzione letteraria Italo Calvino ha spaziato molto tra il racconto breve e la short novel. Il termine novel nei paesi anglosassoni è l’equivalente, per noi, del Romanzo. Perciò una perfetta traduzione di short novel può essere trovata nell’espressione Romanzo breve: con cui indicare, per esempio la trilogia di Italo Calvino I nostri antenati: Il visconte dimezzato, Il barone rampante, Il cavaliere inesistente.

La nuvola di smog si colloca tra i racconti lunghi e neorealisti del primo Calvino. Ora, neorealista è un attributo che per il periodo – siamo nei primi anni ’60 – sta soprattutto al cinema. È comunque abbastanza forte – o esplicativo, fate voi – da descrivere bene la letteratura che s’interessava dei problemi della società di allora, con un’acutezza di sguardo difficile da replicare oggi.

A parte l’attenzione ai cambiamenti della vita in città per cui Nuvola di smog si fa notare, evidenziando i primi problemi legati all’inquinamento delle città metropolitane, in questo racconto emergono alcuni classici dello stile di Calvino.

Eccoci giunti alla lezione di stile: interessante e utile analisi i motivi di uno scrittore, le sue ansie narrative, il suo desiderio di dire, più o meno esplicito.  Se il problema dell’inquinamento è il punto di partenza, il racconta lavoro bene su metafore di prossimità, che estendono e rafforzano certe intenzioni dell’Autore.

Grigio, nel senso di anonimo, è il quartiere dove si trasferisce a vivere per ragioni di lavoro il protagonista de La nuvola di smog. Grigie e polverose sono la sua casa, l’azienda in cui spende le sue giornate lavorando come correttore di bozze. E lui è decisamente un tipo anonimo, dissolto nella folla e contento di non farsi notare. È interessante notare l’estensione semantica, per cui da un dato preciso (inquinare) si passa ad altro; e ci rendiamo conto che l’informazione iniziale diventa segno e simbolo di un universo più vasto di significati.

L’humor di Calvino è come sempre sottile. La città è invasa di polvere e smog, ma questa presenza si avverte appena. La polvere grigia si deposita sui libri, sugli abiti, sulle scale, sulle panchine in strada e finisce per ossessionare il protagonista. A questo disordine risponde con l’esigenza di lavarsi continuamente le mani, ovunque. E adatta i comportamenti quotidiani in maniera buffa, per evitare di sporcarsi, quando prende in mano un documento o rientra a casa.

C’è poi la ragazza del protagonista, che merita un discorso a parte. È una tipa della buona società, una sorta di opposto in termini narrativi del protagonista. Il loro sguardo sul mondo è pure opposto e differente. Dove lui vede sporco e polvere, lei non vede che normalità. Questo crea una buona tensione narrativa, un contrasto di cui il racconto si arricchisce.

Il racconto La nuvola di smog non ha quel che si dice, una soluzione. I finanziatori della protesta contro lo stato di cose che si va creando nelle città, sono i padroni delle società che inquinano. Si è di fronte a un corto circuito che alimenta la confusione. Allo stesso modo è confuso il correttore di bozze, che rivede infinite volte gli articoli che il capo gli chiede spiegandogli ogni volta che intendeva altro.

Il racconto è una metafora sulla rappresentazione del mondo e della sua complessità. Il protagonista scopre, alla fine, che deve trovare un nuovo punto di vista che gli permetta di esprimersi meglio e di capire. Il racconto termina con l’episodio minore dei lavandai, che passano in città il lunedì a ritirare i panni sporchi e stendono la biancheria nei campi al di fuori, occupando intere campate.

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