La progettazione narrativa di un Romanzo

La progettazione narrativa è un affare serio, nella scrittura di un Romanzo. La verità è che non è complicata come a volte si teme. Comincerei con il dire che scrivere storie deve essere un piacere, perciò quando lo facciamo, vediamo di trattarci bene.

A questo proposito, faccio una considerazione banale: prendete due opere d’arte, e immaginate di paragonarle – per esempio, La primavera di Botticelli e Campo di grano con volo di corvi di Van Gogh – vi verrebbe mai in mente di dire che una è giusta e l’altra è sbagliata? Ovviamente no, e se lo fate temo che nessuno vi prenderà troppo sul serio.

La verità è che nella pittura e nell’arte in genere, come anche nella letteratura, le regole esistono, sono ciò che si chiama tecnica, ma sta a noi dosarle nel modo giusto, per non esserne soverchiati. Alla fine di tutto, resta il desiderio dell’artista e dello scrittore di comunicare un’emozione, lasciare qualcosa a chi legge, e difendere la sua libertà espressiva: che cosa ne sarebbe di questo processo se cercassimo a priori d’ingabbiarlo con troppa tecnica? Non è un caso che vi abbia raccontato, tempo fa, che gli ingredienti fondamentali del Romanzo sono estetica, cuore e ragione.

Quando s’inizia a scrivere un Romanzo c’è l’ispirazione, che a volte non è niente di più che un’idea minimale, appuntata da qualche parte. Ecco, in tanti si potrebbero chiedere: come faccio, partendo da una premessa, a giungere a scrivere un Romanzo nel minor tempo possibile, e a ottenere allo stesso tempo un grande risultato in termini formali?

Ho un’idea, ma non ritengo di avere sufficiente padronanza tecnica per affrontare il lungo viaggio della stesura di un Romanzo –  il quale talvolta può richiedere mesi o addirittura anni, per venire a capo dell’intuizione originaria. Vediamo come trovare la risposta alla domanda fatta poc’anzi, e che ciascuno scrittore sente dento di sé. L’obiettivo è duplice: da un lato vogliamo andare avanti con fiducia, dall’altro evitare di dover abbandonare tutto, perché a un certo punto della storia ci siamo persi.

Le persone non sono tutte uguali. Ricordo una brillante lezione del filosofo Luciano de Crescenzo, il quale ricorrendo agli esempi dei giocatori Maradona e Platini, in un suo programma, cercò d’illustrare la differenza tra spirito apollineo e spirito dionisiaco. Il primo nell’invenzione è guidato dall’estro e dalla creatività, il secondo dalla razionalità . Entrambi arrivano a risultati geniali, ma secondo modalità molto diverse.

Dal punto di vista della scrittura ci sono persone che non amano assolutamente programmare. Non vorrebbero mai essere circondate da appunti, mappe concettuali o mentali di una storia. Queste persone non amano l’approccio metodico, e spesso il loro metodo è di non avere metodo. Anche in letteratura, gli esempi non mancano: Jack Kerouac per esempio, scrisse il romanzo Sulla strada in appena tre settimane. Di fronte a quest’approccio, per i più inesperti, si possono dare alcuni suggerimenti.

Una storia non nasce facendo scattare un interruttore. È un atto creativo, e come tale necessita di calma e pazienza. In certi momenti potremmo sentirci vuoti e senza inventiva, perché costringerci a scrivere? Aumentiamo, se ci piace, gli spazi di riflessione intorno alla nostra vita intellettuale e a ciò che amiamo fare – leggiamo, guardiamo film, viaggiamo – aspettando il momento giusto. Quando iniziamo a scrivere, cerchiamo di farlo scegliendo i momenti più propizi avendo cura che siano ben scelti (il weekend, se riusciamo a ritagliarci uno spazio, potrebbe essere tra questi.)

Chi ha un approccio apollineo di solito preferisce avere un metodo progettuale, nello scrivere. Talvolta applica il proprio metodo di studio o di lavoro – potrebbe appartenere anche a un’altra disciplina – alla narrazione di una storia.

Umberto Eco scrisse Il nome della Rosa in circa tre anni di tempo. Quel bellissimo romanzo è frutto di un’accurata progettazione narrativa. A proposito della storia, Umberto Eco raccontò di aver progettato con tanta cura il mondo narrativo de Il nome della Rosa, da conoscere perfino – o aver saputo immaginare – il numero degli scalini che Guglielmo da Baskerville e Adso percorrevano nel chiostro, durante i loro dialoghi. Non a caso, nell’edizione originale del libro, è riportata una mappa dell’abbazia dove si svolge la storia.  Affermò, inoltre, di avere creato una scheda per ogni personaggio, anche per quelli che non sarebbero apparsi nella narrazione, ma che per lui era  importante conoscere. Il romanzo risponde in modo molto curato anche alle cinque W che caratterizzano il racconto di un fatto o di una storia, e da questo punto di vista ha una scansione temporale molto ben definita (tutta la storia di svolge in appena una settimana e le giornate scorrono secondo i ritmi delle giornate in un convento; è ricordata da Adso quando ormai è un vecchio monaco.)

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4 pensieri su “La progettazione narrativa di un Romanzo

  1. Progettare un libro richiede impegno e ricerca costante, qualunque sia il genere. Questo articolo è davvero interessante e mi ha dato parecchi spunti! Anche io utilizzo le schede per i personaggi, ma devo dire che più di tanto non riesco a “mie” perché il personaggio, come una persona reale, ha una miriade di sfaccettature e concentrarle in un unica scheda è difficile!

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  2. Grazie mille per l’apprezzamento, Gloria. Se desiderassi inviarci qualcosa di tuo, lo analizzeremo con piacere. Della scheda del personaggio non abbiamo ancora parlato, ma siamo d’accordo con te… un personaggio vive di contrasti e spesso è in grado di stupire anche il suo autore! 🙂

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