La tecnica delle 5 W per raccontare una storia

Che ti trovi alle prese con la realizzazione di un’intervista, o che tu voglia raccontare una storia, reale o inventata, la tecnica delle 5 W e del how (ne hai già sentito parlare?) può esserti molto utile.

Le cinque W sono le domande in inglese: Who, What, When, Where, Why alla quale si è aggiunta How? Tradotte in italiano sono: Chi? Che cosa? Quando? Dove? Perché? Come?

Come ti dicevo, si tratta di un metodo molto utilizzato nel mondo del giornalismo, per contestualizzare un fatto, e riferirlo in maniera efficace e completa. Tuttavia, la tecnica delle 5 W e del how trova un ottimo riscontro anche in ambito narrativo, sia come strumento di analisi sia come elemento puramente creativo, nell’ambito della progettazione narrativa.

Per aiutarti a capire il concetto e a semplificare il discorso, potremmo rifarci alla lunga tradizione delle favole e delle fiabe, e alla letteratura orale. Non iniziano quasi tutte con la locuzione: C’era una volta?

Le favole e le fiabe hanno finalità diverse: nelle prime è più evidente l’intento morale e gli animali sono di solito utilizzati per rappresentare alcune caratteristiche umane; nelle seconde, invece, dominano gli elementi inventati – gli orchi, gli incantesimi, animali o personaggi con proprietà fantastiche – e si è più vicini alla rappresentazione allegorica, o se si preferisce, a una letteratura popolare d’interpretazione.

In una favola, o in una fiaba, tutto è chiaro fin da subito. Nelle prime quattro o cinque righe la narrazione ci ha già detto le cose più importanti, e proseguendo si concentra sul perché e sul come accadono le cose.  Per esempio, il Gatto con gli stivali inizia così:

Un mugnaio, morendo, non lasciò altra eredità ai suoi tre figliuoli che un mulino, un asino e un gatto. Le divisioni perciò furono presto fatte, e non ci fu bisogno di chiamare né il notaio, né il procuratore, i quali avrebbero finito col mangiarsi anche quel poco che c’era. Il maggiore si prese il mulino, il secondo l’asino e il più giovane dei fratelli dovette accontentarsi del gatto. Quest’ultimo però non poteva darsi pace di essere stato trattato così male e diceva tra sé: “I miei fratelli potranno guadagnarsi la vita onestamente mettendosi in società; io invece, quando avrò mangiato il mio gatto e mi sarò fatto un colletto col suo pelo, dovrò rassegnarmi a morire di fame”.  (Il Gatto con gli stivali, dei fratelli Grimm)

Da lì in poi la fiaba ci trascina dentro la narrazione, e gli eventi si svilupperanno in maniera del tutto naturale, o per così dire, ovvia. Questo ci spinge a fare alcune riflessioni:

1) incipit efficace: la tecnica delle cinque W è molto utile, e va utilizzata per creare un incipit efficace in una storia e in un Romanzo. Un inizio è tanto più accattivante, se ci permette di capire da subito, attraverso una buona introduzione, tutti gli elementi importanti della vicenda;

2) metodo d’indagine: la tecnica delle cinque W è molto utile per psicanalizzare una storia, e scovare lacune o zone d’ombra, in essa. Soprattutto se siamo scrittori alle prime armi, attraverso queste domande potremmo intuire che non ne sappiamo ancora abbastanza della nostra storia, per poterla raccontare, e quindi che ci dobbiamo concentrare maggiormente nella progettazione narrativa e nella fase preparatoria. Le cinque domande possono essere in questo caso trasformate in: ne so abbastanza sul mio personaggio? So tutti gli eventi che accadono nella storia? Ho un’idea chiara dell’ambientazione della storia? Come ho intenzione di raccontarla? I più metodici, potrebbero trarre lo spunto da queste domande, per tornare con più vigore sulla progettazione narrativa, alla ricerca di maggiori certezze.

3) definire lo stile dell’Autore: il rapporto che fissiamo con le cinque W è in grado di dire molto sul nostro stile. Per esempio, uno scrittore come Hemingway amava costruire i suoi racconti e le sue storie rifacendosi a situazioni estremamente realistiche. Basterebbe prendere in esame la raccolta I quarantanove racconti (1938) e una fra quelle storie, per rendersene conto. I fatti raccontati, spesso, rendono epiche situazioni individuali che i più avrebbero considerato insignificanti, e le cinque W sono tutte estremamente presenti nel racconto. La precisione nella creazione del contesto e la sua determinatezza, non tolgono niente all’universalità del senso della storia, anzi in qualche modo sono giocate sull’ambiguità tra molto determinato e senso universale del raccontato.

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