Come si costruisce l’intreccio

Quando si parla di scrivere un Romanzo, non c’è dubbio che intreccio sia una parola interessante. La si può intendere in almeno tre modi: un primo modo, aderente a come viene utilizzata in narrativa; un secondo modo, strettamente etimologico; un terzo modo, prendendo tutto ciò che questa parola ci riporta in termini di analogia di ciò che sappiamo, come se mettessimo l’orecchio in una conchiglia. Tutte e tre queste accezioni sono molto utili da indagare, quando ci si accinge alla stesura di una storia.

1) Il primo modo di intendere la parola intreccio ti è stato già riferito, o tu stesso ne ha già letto da qualche parte. In narrativa, l’intreccio è nient’altro che il susseguirsi dei fatti di un racconto più o meno lungo, nel modo in cui l’autore ha deciso di presentarceli.  Tutto ciò fa somigliare l’Autore a un demiurgo, il quale ci trasferisce la conoscenza degli eventi nell’ordine in cui lui desidera che li conosciamo. Perciò fabula e intreccio, sono due termini contrapposti: con il primo si indica lo sviluppo della nostra trama attraverso il tempo. Se ci immaginiamo una linea retta, che va da A a B, su di essa ci sono gli avvenimenti del nostro Romanzo, nel loro ordine cronologico. Questa è la Fabula. L’intreccio è la modifica dell’ordine degli eventi, per i fini che l’Autore si propone. La finalità più frequente nei Romanzi è la suspense, cioè anticipare delle cose nascondendone altre, con l’obiettivo di coinvolgere il lettore.

Immaginate, per esempio, quattro semplici sequenze narrative: (A) un individuo si reca in una banca e fa una rapina, (B) fugge in macchina e deve attraversare una frontiera, dove c’è un posto di blocco, (C) scappa a piedi per una collina dopo aver abbondonato l’auto, inseguito dai poliziotti (D) infine, è notte, e cerca rifugio in un villaggio abbandonato di pescatori. Se nel raccontare seguo l’ordine degli eventi, il disporsi dei fatti della mia storia (la fabula, appunto) sarà: A-B-C- D. Anche per abitudine, e il cinema ci ha educato in tal senso, è abbastanza infrequente che l’autore segua questo schema. Tutto ci apparirebbe, in effetti, un po’ scontato. Se il nostro fine è la suspense, i punti B o C sono molto più interessanti, per far partire l’azione. Un’ipotesi di intreccio potrebbe perciò essere: B-C-D-A, oppure C-D-A-B, o le altre combinazioni che risultano interessanti. I salti temporali all’indietro e in avanti, in una storia, sono detti rispettivamente flashback e flashforward.  Attraverso essi un personaggio o il narratore ricordano, oppure anticipano eventi futuri che ritengono essenziale far conoscere ai lettori. Più l’Autore sa lavorare sulle giuste modifiche alla fabula per la creazione dell’intreccio, più la storia può produrre un buon effetto narrativo, di suspense o altro. Ciò è particolarmente vero per i racconti; ma anche nei romanzi l’intreccio gioca una parte decisiva. Soprattutto gli scrittori esordienti, tendono a trascurare l’importanza della progettazione narrativa, e nello scrivere una storia partono direttamente dall’intreccio. Utilizzano una tecnica (l’intreccio) come se fosse un fatto di stile, privandola della sua finalità. Il rischio è di trovarsi, man mano che si scrive, con le spalle al muro. Non è difficile evitare queste trappole. Se si delinea con cura la trama, i risultati possono migliorare di molto.

2) il secondo modo in cui possiamo intendere l’intreccio ha a che vedere con la radice  etimologica della parola. Risalire al significato d’origine di una parola è sempre una bella sfida, soprattutto per chi utilizza le parole per costruirci delle storie. Un bravo grammatico del secolo scorso, diceva – giusto per stare dentro l’esempio dell’uomo in fuga – che le parole sono come dei viaggiatori sospetti, che vanno saputi fermare alla dogana, e a cui è utile chiedere i documenti. Quest’approccio è incredibilmente istruttivo, a prescindere dal campo in cui lo si applica. Ricollegare una parola al suo significato originario, è come togliergli la ruggine accumulata e restituirgli verità. Vi accorgerete che l’operazione funziona bene, anche nel caso di intreccio.

La parola deriva dal latino nexus e un suo sinonimo era nodus. A questo punto è chiaro su cosa poggia il significato di intreccio, quello che conta sono i nessi, ovvero le connessioni. Un intreccio è tanto più riuscito, quanto più riusciamo a creare connessioni di valore tra gli eventi del Romanzo. Altro significato etimologico molto vicino a intreccio, per i latini,  a proposito di fabula, commedia o racconto era nodus. Potremo renderlo con l’espressione “groviglio di fatti”, che lo scrittore deve saper sciogliere. Non è un caso che il senso del raccontare, passi dal superamento dei conflitti esibiti dai personaggi e dalla storia nel suo complesso, che vanno sciolti e  condotti a conclusione.

Il termine connessione, applicato ad intreccio, fa venire in mente il concetto di rete o sistema, di connessioni, per l’appunto. Per creare connessioni tra i diversi punti del Romanzo, possiamo utilizzare il criterio della suspense. Non è però l’unica scelta che abbiamo a disposizione. Mi viene in mente il film capolavoro C’era una volta in America, di Sergio leone.  Il film, estremamente proustiano, è un omaggio al cinema che racconta le vicende attraverso un grande uso del flashback  e del flashforward. Nel film, ciò che conta è il rapporto del protagonista Noodles (Robert De Niro), con i suoi ricordi; la suspense ha un ruolo marginale, se non all’interno delle microstorie che vi si svolgono. L’intreccio di C’era una volta in America… era così temerario, che il produttore americano decise di intervenire sulla fase di montaggio, cercando l’effetto perduto della suspense, cosa che di fatto minò il successo della pellicola negli Stati Uniti, dove il film uscì in una strana versione ridotta di due ore (un’ora in meno dell’originale). In Europa, il film andò benissimo, e venne proiettato nelle sale mantenendo l’intreccio voluto da Leone, che evidentemente seguiva la logica del tempo perduto, la quale produceva il suo effetto. Infatti C’era una volta in America… è basato sui ricordi del protagonista, ma si allarga a comprendere la categoria del tempo e dei ricordi come fatto esistenziale.

3) Terzo modo di intendere la parola intreccio. Cosa evoca nel vostro mondo di convinzioni e assunti il termine intreccio, oltre ai significati autorizzati dai vocabolari e dalla letteratura? Ce ne sono almeno due, che vanno citati. Il primo è l’effetto sistema – inteso come somma di parti – che l’intreccio deve comunicare, nonostante consista in tante connessioni.  Quando mi soffermo a guardare un cesto di vimini, non vedrò i singoli filamenti, ma il risultato del lavoro, il cestino. Allo stesso modo, la sistematicità in una storia dovrebbe produrre unità, percezione complessiva, non solo particolare. Insomma, bisogna essere bravi sia a creare connessioni, ma anche a saperle nascondere ottenendo un senso complessivo coerente. Tutto ciò, si potrebbe definire anche un elemento dello stile di un Autore. Altro aspetto: intreccio, evoca il saper fare, tipico dell’artigiano. E’ importante cioè che nell’intreccio lo scrittore palesi una sua tecnica, adottando gli schemi di altri o i propri al fine di mostrare, in maniera inequivocabile, sapienza e consapevolezza nell’arte del narrare.

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