Il punto di vista nel Romanzo

Nello scrivere un Romanzo e raccontare una storia abbiamo a disposizione tre scelte: la prima persona, la terza persona, il narratore esterno. Si tratta del cosiddetto punto di vista, l’angolazione da cui abbiamo deciso di riferire la vicenda al lettore.

La prima persona singolare, che si tratti di semplice memorialista o di fiction, è la situazione, in narrativa, in cui è lo stesso protagonista a raccontare. Un esempio che mi viene in mente è David Copperfield di Charles Dickens. David Copperfield è un Romanzo –  con una discreta vena autobiografica, da parte del grande scrittore inglese – dove vengono ricordate, da un uomo ormai maturo, le vicende della sua vita, incominciando dai ricordi della sua infanzia. Quest’opzione, per quanto sembri affascinante, offre vantaggi e svantaggi che vanno ponderati: infatti siamo nel campo del narratore limitato, che non conosce tutti gli eventi che lo riguardano. Occorre perciò fare sempre una certa attenzione, nell’utilizzarla. Bisogna essere capaci di saper raccontare la storia utilizzando soltanto gli eventi che ricadono nelle conoscenze del protagonista. In altre parole, il narratore ne sa quanto il protagonista della storia.  In David Copperfield, il Romanzo funziona proprio in questo modo, ciò che David non vive lo apprende nella storia dal racconto di altri; Dickens aggiunge, inoltre, il sapiente effetto narrativo che sia un “io” più maturo del protagonista a ricordare, e questa voce di tanto in tanto si affaccia con qualche riflessione nel Romanzo, e in qualche modo ripristina anche una maggiore libertà.

La terza persona singolare, è l’opzione con cui decidiamo di raccontare le vicende sempre dal punto di vista del personaggio principale, ma utilizzando la terza persona per riferire la vicenda. Scegliamo una maggiore distanza dal protagonista, in questo modo? Si e no. In realtà si tratta di una scelta che va bene in tutti quelle situazioni in cui vogliamo caricare di epos una narrazione. Stiamo sempre utilizzando un narratore limitato, che ne sa quanto il suo protagonista. Un esempio , lo abbiamo nel Romanzo L’Isola del giorno prima, di Umberto Eco – in cui a vivere la storia è un marinaio di nome di Roberto De la Grive. Anche qui, occorre evitare facili confusioni, e rispettare con disciplina il punto di vista, durante l’intero dispiegarsi delle vicende. Nel Romanzo, il narratore parla di Roberto che vive il suo strano naufragio vicino a un’isola, in una nave completamente vuota, e riferisce alcuni ricordi della sua vita parigina; ma non racconta le cose il nostro protagonista non sa – ad esempio chi vive sull’isola, e cosa fa durante il giorno.

Il narratore universale o esterno, è la terza scelta che abbiamo a disposizione per raccontare. Anche questo narratore, deve aderire bene alla nostra vicenda, e ci dovremo chiedere, prima d’iniziare: è la scelta migliore che posso fare, per la mia storia? Il narratore esterno –  un esempio tipico lo abbiamo nel primo romanzo italiano, i Promessi Sposi – ne sa più del protagonista, e dei personaggi; su questo aspetto si giocano importanti fatti di stile all’interno della vicenda (per esempio può intervenire con il suo giudizio).  Ha molte più libertà, perché può raccontare i pensieri di Don Abbondio ma anche quelli di Renzo, e non è circoscritto a un personaggio. Ci offre un maggiore effetto panoramico sulla storia raccontata.

Il punto di vista dovrebbe essere sempre valutato con cura, nella progettazione narrativa di un’opera. Ha tante implicazioni importanti sia per il lettore, che per lo scrittore. Siete d’accordo?

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