I consigli di scrittura di Italo Calvino

Tra gli scrittori italiani che meritano di essere apprezzati e conosciuti, per rigore stilistico e la capacità di non appesantire la pagina, c’è sicuramente Italo Calvino. Poco prima di morire nel 1980 Calvino preparò le Lezioni Americane, che avrebbe dovuto tenere alla Howard University. In queste sei conferenze, l’ultima delle quali solo abbozzata, che non tenne mai, spiega molto da vicino la sua visione dell’arte narrativa. Ogni conferenza è dedicata a un valore, che Calvino dice di avere utilizzato nella scrittura:

Leggerezza. Il primo valore è quello della leggerezza. “Dopo quarant’anni che scrivo fiction – scrive Calvino – dopo aver apprezzato varie strade e compiuto esperimenti diversi, è venuta l’ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e del linguaggio.”

Rapidità. Il secondo valore di cui parla è quello della rapidità, che ha molto a che fare con il ritmo con cui le storie si producono: “… non voglio dire che la rapidità sia un valore in sé: il tempo narrativo può anche essere ritardante, ciclico, o immobile. In ogni caso il racconto è un’operazione sulla durata, un incantesimo che agisce sullo scorrere del tempo, contraendolo e dilatandolo. (…) Come nelle poesie e nelle canzoni le rime scandiscono il ritmo, così nelle narrazioni in prosa ci sono avvenimenti che rimano tra loro.”

Esattezza. Il terzo valore che uno scrittore dovrebbe adoperare, secondo Calvino, risponde al criterio dell’esattezza: “Cercherò prima di tutto di definire il mio tema. Esattezza vuol dire per me soprattutto tre cose: 1) un disegno dell’opera ben definito e ben calcolato; 2) l’evocazione d’immagini visuali nitide, incisive, memorabili; 3) in italiano abbiamo un aggettivo che non esiste in inglese, icastico; un linguaggio il più preciso possibile come lessico delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione. (…) Credo che la mia prima spinta venga da una mia ipersensibilità o allergia: mi sembra sempre che il linguaggio venga utilizzato in modo approssimativo, casuale, sbadato (…) la letteratura è la Terra Promessa in cui il linguaggio diventa veramente quello che dovrebbe essere.”

Visibilità.  La quarta lezione era dedicata alla visibilità, ovvero alla costruzione delle immagini e delle sequenze visive di un racconto. “(…) nell’ideazione d’un racconto la prima cosa che mi viene in mente è un’immagine che per qualche ragione mi si presenta carica di significato, anche se non saprei formulare questo significato in termini discorsivi o concettuali. Appena l’immagine è diventata abbastanza netta nella mia mente, mi metto a sviluppare una storia, o meglio, sono le immagini stesse che sviluppano le loro potenzialità implicite, il racconto che esse portano dentro di sé.”  

Molteplicità. La quinta lezione era sulla molteplicità. “(…) il romanzo contemporaneo come enciclopedia. Come metodo di conoscenza, e soprattutto come rete di connessione tra i fatti, le persone, le cose del mondo. (…)  Da quando la scienza diffida dalle spiegazioni generali e dalle spiegazioni che non siano settoriali e specialistiche, la grande sfida per la letteratura è il saper tenere insieme i diversi saperi e i diversi codici in una visione plurima, sfaccettata del mondo. “

Cominciare e finire. La sesta lezione, in parte incompiuta, era dedicata al cominciare e al finire, e doveva aprire il ciclo di conferenze. Un romantico l’avrebbe trovata dedicata a  quei momenti in cui veniamo raggiunti dall’ispirazione: “Il punto di partenza delle mie conferenze sarà dunque questo momento decisivo per lo scrittore: il distacco dalla potenzialità illimitata e multiforme per incontrare qualcosa che ancora non esiste ma che potrà esistere accettando dei limiti e delle regole.”

Le Lezioni americane di Italo Calvino contengono validi consigli per tutti quegli scrittori  che vogliono rendere più consapevole il proprio modo progettare storie.

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