Gestire il ritmo nel Romanzo

Il concetto di ritmo in un Romanzo è affascinante, perché produce domande che rischiano di lasciarci spiazzati. Proviamo a iniziare, per esempio, chiedendoci cos’è il ritmo in un Romanzo. Siamo sicuri di possedere la risposta? Eppure, è impossibile scrivere un’opera valida, senza conoscere i fondamenti di questo strumento, che interseca la progettazione narrativa di una storia.

Abbiamo bisogno di due elementi per definire il ritmo: il primo è l’azione, che consta di un certo numero di eventi, il secondo invece è il Tempo. Come in una bella musica, o in una poesia, anche un Romanzo è suddiviso in partiture-misure che agevolano questo confronto (i capitoli, e più nel dettaglio le scene o sequenze).

È abbastanza intuitivo capire che una prima scelta di ritmo da parte dell’Autore, riguarda quali e quanti eventi far accadere nel suo Romanzo, e in che dato lasso di tempo.  L’ Autore è come uno scienziato che circoscrive una piccola porzione di tempo, per farci accadere dentro degli eventi. Cosa accade in quanto tempo, quindi.

Ci sono alcuni grandi Romanzi che si prestano a essere esempi notevoli di scelta di ritmo in una narrazione.

Il nome della rosa di Umberto Eco è molto interessante perché ha un’idea molto ben concepita di ritmo. Potremmo raccontare la vicenda in questo modo: in un’abbazia del Medioevo, in 7 giorni si succedono dei delitti che animano e scuotono la tranquilla vita di un gruppo di monaci benedettini. Il Romanzo è il racconto di queste sette giornate; ce le riferisce un novizio del tempo di nome Adso da Melk, attraverso la forma della rievocazione diaristica.

Definendo la cornice degli eventi, abbiamo come conseguenza la scelta della distanza dal Romanzo (o mimesi) a cui partecipa il lettore. Chi ha letto Il nome della rosa, sa bene che la struttura fissa del ritmo della storia è basata sulle diverse ore delle giornate dell’Abbazia. In altre parole, la distanza dal Romanzo vissuta dal lettore è di tipo quasi cinematografico, e  un capitolo corrisponde a poche ore di tempo per i personaggi. Questo fatto, per un libro giallo è un aspetto a dir poco avvincente, e permette una forte immedesimazione del lettore.

Robinson Crusoe è un altro degli esempi notevoli che possiamo fare. Daniel Defoe si ispirò alle cronache marinare del tempo, per inventare la storia di un personaggio, Robinson Crusoe, che rimase per oltre vent’anni su un’isola deserta. Caso piuttosto curioso, inizialmente la storia fu pubblicata come autentica, come se si trattasse di una biografia.

La struttura fissa del ritmo della storia in Robinson Crusoe prevede il racconto dei fatti che riguardano la vita di Robinson, con particolare attenzione a ciò che accade nel periodo della sua permanenza forzata sull’isola.  Ne deriva una mimesi o distanza diversa e maggiore rispetto al caso precedente: in effetti, in un capitolo di questo romanzo, l’autore ci può riferire di uno o più anni di vita del famoso naufrago.

Altra opera utile per delle osservazioni sul dispiegarsi del ritmo è Il barone rampante di Italo Calvino (vedi anche i consigli di scrittura). In questo romanzo breve si racconta la storia di Cosimo, il rampollo di una casata settecentesca che da un certo momento in avanti della sua adolescenza, decide di rifugiarsi a vivere sugli alberi. La storia è basata sulle avventure del ragazzo, di cui il fratello racconta le vicende da quando è giovane, fino a quando diventa vecchio.

Anche in questo caso la struttura fissa del ritmo comporta una certa distanza dalla narrazione: poche pagine, possono corrispondere ai interi mesi o anni della vita di Cosimo, di cui si riferiscono le audaci imprese; in quest’opera Calvino gioca sapientemente tra la dimensione iterativa tipica della della chanson de geste in cui percepiamo un tempo mitico e “iterativizzato” – come il barone rampante si è adattato alla vita sugli alberi, e come partecipa alla vita della sua comunità  – e le sue vere e proprie avventure, raccontate invece a distanza minore, come se il lettore se le trovasse di fronte agli occhi.

Ecco, per un Autore direi che l’essenza nella gestione del ritmo narrativo sta in questo: saper individuare una buona struttura fissa del ritmo nella storia, rispettandone le misure e le proporzioni rispetto alla porzione di tempo raccontata; e saper evadere da questa cornice raccontando i fatti, con interessanti variazioni di ritmo e riducendo la distanza dal lettore, con l’obiettivio di coinvolgerlo.

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