Il conflitto del protagonista nella storia

Quest’articolo è molto tecnico, ma dato che non vuole esserlo troppo, cercherà soprattutto di dare alcuni consigli a chi scrive. Comincerei con il dire che quando si scrive una storia, una delle capacità con cui si misura un scrittore è quella di creare il personaggio e caratterizzarlo. Ognuno ha un suo metodo, e davvero non esistono regole generali, ma percorsi che ogni autore si sceglie, inclinazioni, per così dire.

Di recente, per esempio, in una prefazione inglese al romanzo David Copperfield di Charles Dickens, ho potuto notare che la critica anglosassone considera i suoi personaggi alla stregua di doti o capacità morali, di cui essi sono in qualche modo i feticci. In quel caso, il conflitto nella storia esiste in quanto relazione tra personaggi, relazione tra una caratteristica del personaggio e la realtà, o caratteristica del protagonista e la realtà. Lo stesso Dickens, è un autore molto divertente: i suoi personaggi feticcio o qualità morali, hanno delle caratterizzazioni quasi da fumetto che esaltano, per così dire, i lati morali e i difetti che l’autore vuol mettere in ridicolo.

Il protagonista merita però sempre un discorso a parte, e si danno sempre casi differenti, in base al genere. Se per esempio siamo nell’ambito del giallo, o del cinema suspense, il protagonista ha soprattutto una funzione. Deve districare una situazione complicata, deve risolvere un enigma, nel caso del giallo; deve portare avanti una missione, come un eroe cavalleresco, nel caso del cinema suspense. Nel film I‘m a legend del 1993 Robert Neville (Will Smith) è l’unico sopravvissuto a New York, fra notturni mutanti, e da medico biologo sta cercando di scoprire una cura al virus che ha quasi sterminato il genere umano.

Il conflitto del protagonista in una vicenda distopica di questo tipo è presto definito: è ciò per cui il personaggio lotta, la sua tensione più autentica: il desiderio di trovare una soluzione al dramma, che ne fanno un personaggio perfetto, e un eroe. Non c’è molto altro da aggiungere; se non capire che è la cornice e la serie di invenzioni che fanno la trama e la storia, a determinare il conflitto del protagonista, e non viceversa. Questa è forse la notizia più disorientante per uno scrittore. Si capisce in fretta che il conflitto di un protagonista non è una qualità astratta, non esiste in maniera indipendente rispetto alla realtà nella quale lo abbiamo calato, ma ha bisogno che la storia gli sia costruita intorno, con notevole inventiva e pazienza.

Un altro esempio di cinema suspense che mi viene da citare è Mine.  È un film del 2016 a regia italiana e con protagonista Armie Hammer. Qui il protagonista è molto interessante, perché sfugge al ruolo di colui che deve salvare il mondo – mito caro al cinema guerriero americano, e al cinema suspense – si tratta di un marine che ha fallito la missione in cui era impegnato in una piccola zona del Sahara, e dopo essersi smarrito insieme al suo compagno nel deserto, dovrà cavarsela da solo. Il compagno muore, e lui deve resistere per giorni su una mina senza potersi muovere. In questa situazione, il contesto determina un conflitto fatto di incubi, nostalgie e difficoltà primarie che assalgono il protagonista, e la follia diventa da un lato una metafora dell’assurdità della guerra, dall’altro lo scenario che il protagonista dovrà superare. Bello, no?

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