Lezioni di stile: America di Kafka

Max Brod fu amico ed esecutore testamentario di Franz Kafka. A lui, il mondo delle lettere deve tanto: infatti ignorò la raccomandazione datagli dall’autore praghese di bruciare tutti i suoi manoscritti. E’ stato così che il romanzo America (o il disperso) e altri scritti hanno potuto venire alla luce. Nota curiosa: Max Brod è da considerare anche l’editor di alcune opere di Kafka, in quanto per diverso tempo ne costudì gelosamente gli scritti, e intervenne non poco nelle versioni linguistiche (in tedesco) di alcune opere.

Al libro di cui vi parliamo, Max Brod diede il titolo. Nonostante quello scelto da Kafka fosse il disperso Max Brod disse che Kafka ne parlò sempre come del suo romanzo americano, a ciò si deve il titolo. La stesura fu lunghissima e mai del tutto conclusa: più volte, completamente insoddisfatto, Kafka bruciò quello che aveva scritto.

Come si vede, dietro un’opera letteraria ci può essere anche molta filologia. L’opera America (o il disperso) di Kafka merita di essere consigliata come lettura per vari motivi, alcuni letterari e altri più umani. È certamente un bellissimo e breve romanzo, molto ispirato in tutte le sue parti. Se ci si avventura nello studio dell’opera – basta un’edizione Feltrinelli, e leggerne l’apparato critico –   si capirà come la progettazione narrativa di un libro richieda tempo e impegno, e talvolta possa gettare l’Autore nel più gelido sconforto.

Dal punto di vista dell’Editing letterario, Kafka rivedeva moltissimo i propri scritti, e di questo ne beneficia la versione finale dell’opera, ricchissima nei particolari e nell’ambientazione, oltre che nella caratterizzazione dei personaggi.

America (o il disperso) è un’opera notevole anche per altri aspetti.  Uscì postuma nel 1927, ma sembra un romanzo assai più moderno, anche nello stile di scrittura. Lo scrittore fa un uso naturale per nulla forzato della tecnica show don’t tell, tanto che a leggere il libro lo si potrebbe pensare scritto da un autore americano. Dato ancora più impressionante: Kafka non visitò mai l’America, eppure ne coglie benissimo paesaggi e atmosfere fin nei dettagli, pare s’informò su alcune riviste dell’epoca. I nomi di alcune città sono inventati, e vi sono alcuni errori di topografia che nelle edizioni attuali sono stati recuperati – mentre Max Brod li aveva corretti –  in quanto appartenenti alla fantasia dell’Autore.

I personaggi forse sono la parte più riuscita di questo romanzo, a cominciare dal protagonista, Karl Rosmann, ragazzo adolescente che sbarca in America in cerca di fortuna, alla ricerca di uno zio che gli può dare una mano. Il viaggio, l’arrivo nel grande paese, saranno per lui l’occasione di esperienze non semplici, in cui prevalgono le considerazioni pessimistiche di Kafka sulla società americana e sulla sua evoluzione. Proprio il tratto con cui Kafka crea il personaggio  è rivelatore di tutta la sua poetica: c’è un’attenzione al dettaglio, una profondità psicologica e la capacità di accentuare i chiaroscuri, che fanno emergere le contraddizioni degli animi ritratti e li rendono per questo più affascinanti.

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