Lezioni di stile: il personaggio

Lo abbiamo già scritto, ma poiché repetita iuvant approfondiamo meglio il concetto. I personaggi all’interno di un’opera narrativa sono fondamentali. Maggiore è la cura con cui li delineiamo, più facile sarà coinvolgere il lettore nella storia.

La domanda a questo punto diventa: come si fa a creare dei personaggi coinvolgenti? Non crediamo esista un metodo che può essere proposto a ogni scrittore, anche perché le scelte di scrittura sono estremamente personali. Per scrivere un romanzo può essere d’aiuto prendere spunto da scrittori famosi e, perché no, da registi e capolavori del cinema, che hanno dato la possibilità di vedere da vicino come si caratterizza un personaggio.

Oggi vi parliamo di due opere cinematografiche, molto diverse fra loro: Come in uno specchio (1961) di Igmar Bergman e Un americano a Roma di Alberto Sordi. L’intento è di mettere a fuoco come sono tratteggiati al loro interno i personaggi.

Come  in uno specchio di Igmar Bergman è un film del 1961 vincitore dell’Oscar come miglior film straniero.   Una famiglia è in vacanza sull’isola di Fårö (situata nel Baltico, a nord di Gotland) : sono due sposi, Martin e Karin, il giovane Minus fratello di Karin, e il padre dei due, David. La ragazza è appena uscita da un ospedale psichiatrico, e il padre riesce a vedere nella sua malattia soprattutto uno spunto letterario per il suo lavoro di scrittore. Il marito di Karin è un medico dal temperamento razionale che non si accorge delle attenzioni morbose della moglie verso il giovane Minus, al quale la donna confida le proprie allucinazioni a sfondo mistico-religioso.

È la maestria di Bergman a fare di un film girato in un’isola, con soli quattro personaggi, un capolavoro. Alcune cose che, in ottica di creazione del personaggio, Bergman insegna, sono:

approfondimento psicologico: ogni personaggio è interessante perché ne vengono descritti con molta cura la psicologia, i pensieri, più che il semplice comportamento.  Ogni personaggio rivela di sé la propria natura conflittuale, le contraddizioni all’interno di cui vive. I personaggi di Bergman sono esseri molto profondi, si pongono domande fondamentali sulla vita, sembrano usciti da un teatro shakespeariano per la loro tensione drammatica, la vita è percepita ora come tragedia ora come commedia amara;

relazioni fra personaggi: i personaggi vivono nel perenne conflitto; quello interiore e un altro riguardante le relazioni che mettono in piedi. Per esempio, il giovane Minus, cerca di aiutare la sorella Karin, la donna con problemi psichiatrici; lo stesso Minus ha con il padre David un rapporto ambivalente, di conflitto e vicinanza; Karin ha con il padre David un rapporto ancora più difficile; infine c’è Martin che ci sembra più un amico di David, utile per carpire di quest’ultimo le opinioni più recondite, che il marito di Karin;

dialoghi: ogni personaggio è una maschera dell’Autore, a cui egli fa dire delle cose importanti. Il dialogo, strumento apparentemente futile, è utilizzato da Bergman per far conoscere la sua visione del mondo, i suoi personaggi spesso parlano di Dio, e si pongono interrogativi importanti sulla vita.

Un americano a Roma è un film del 1954 diretto da Steno e interpretato da Alberto Sordi, selezionato tra i 100 film italiani da salvare. Oltre all’aspetto comico, il film è una penetrante satira di costume dell’Italia del dopoguerra, che evidenzia il mito esterofilo dell’America, terra agognata e sospirata, di cui si conoscevano abiti e abitudini solo attraverso il cinema, i fumetti, le riviste.

Il personaggio di Ferdinando Meliconi, detto Nando, è il protagonista del film. Alberto Sordi caratterizza questo personaggio come meglio non si potrebbe; il film inizia con la descrizione della camera da letto del giovane Nando, dove, fra poster, soldatini, e altre cianfrusaglie, egli esprime tutto il suo quotidiano desiderio d’America. Trattandosi di una commedia, gli elementi che definiscono il personaggio, in questo caso sono diversi dal caso precedente:

la mimica: un primo effetto comico del personaggio è dato dalla mimica, un sapiente misto di pose alla Humphrey Bogart, da cowboy, da ragazzo imbranato;

– il linguaggio: Nando si esprime con un linguaggio che in parte è italiano, in parte romanesco, in parte inglese inventato (Polizia der Kansas City… orrait orrait… awanagana); che acuisce ancora di più l’effetto comico.

– la voce: un ulteriore effetto parodistico, tra i tanti di Alberto Sordi, è pure la voce che imita leggermente quella di Ollio – il famoso comico inglese Oliver Hardy che con Stan Laurel forma la coppia Stanlio e Ollio. Questo effetto della sua voce Sordi lo utilizzerà molto nel film Troppo Forte; in Un americano a Roma Sordi l’attore si basa su un tono di voce che fa la parodia del tono di voce tipico dei divi del cinema americano.

Una scena molto famosa del film è quella in cui Nando rientra a casa, si trova a cena, e dopo aver provato a mangiare prodotti americani (il latte, la marmellata, lo yogurt e la mostarda) si rifugia in un piatto di spaghetti al grido di: “Maccarone… m’hai provocato e io te distruggo, maccarone! Io me te magno!”

Stai progettando un Libro o cerchi supporto per la revisione? Contattaci subito.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...