I tempi narrativi: cosa sono il flashforward e il flashback?

Nella letteratura, nel cinema e nella televisione, un flash-forward è una breve scena in cui in una storia si anticipano eventi futuri. In sostanza, il Narratore fa un salto in avanti per metterci al corrente di una situazione importante. Il termine è l’opposto di flashback, che significa l’esatto contrario: il Narratore compie un salto all’indietro per riferire fatti riguardanti un personaggio, o sulla trama, che sono avvenuti nel passato e che il lettore ancora non conosce.

I due procedimenti, in italiano, corrispondono alle figure retoriche dell’analessi (flashback) e della prolessi (flashforward). Perché queste intrusioni nel tempo lineare della narrazione hanno successo e vengono così tanto utilizzate, nel cinema e nella letteratura? Direi che rappresentano un mezzo con il quale costruire la suspense, anticipando al lettore ciò che deve ancora accadere, in modo che sia interessato a continuare; o colmando lacune significative rispetto al passato, sempre con l’obiettivo di creare un coinvolgimento.

I salti temporali in avanti e all’indietro non sono obbligati e le storie procedono da un livello semplice e lineare di racconto – per esempio certe fiabe, come Cappuccetto Rosso – a forme più complesse ed evolute. “Per esempio, nell’Odissea si racconta che Ulisse abbandona Troia in fiamme e si perde con i suoi compagni in mare.  Incontra strane popolazioni e orribili mostri, Lestrigoni, Ciclopi, Lotofagi, discende alle Sirene, e finalmente cade prigioniero della ninfa Calipso. A quel punto gli dei decidono di favorirne il ritorno in patria. Calipso è indotta a liberare Ulisse, che riprende il mare, naufraga tra i Feaci e racconta ad Alcinoo la sua storia. Quindi salpa verso Itaca dove sconfigge i Proci e si ricongiunge con Penelope. La fabula procede in modo lineare da un momento iniziale T verso un momento finale T=x.” (Sei passeggiate nei boschi della narrativa, Umberto Eco).

Ancora Eco, nelle sue conferenze americane continua: “Ma l’intreccio dell’Odissea è ben diverso. L’Odissea inizia in medias res, in un momento T0, quando quella voce che chiamiamo Omero inizia a parlare. (…) L’intreccio inizia al momento T1, quando Ulisse è già prigioniero di Calipso, sfugge alle sue insidie amorose, naufraga tra i Feaci e solo a quel punto (T2) racconta la sua storia. Il racconto riprende da molti anni prima (T3) e per la prima volta il lettore apprende le avventure del suo eroe. “

Nei salti temporali flashback e flashforward (o analessi e prolessi) c’è in gioco una visione frammentata del tempo che deve portare alla costruzione dell’intreccio.  Lo scrittore non dovrebbe pensare a questi due procedimenti per un uso isolato e fine a sé stesso, ma per la costruzione del tempo narrativo della sua storia. Come si vede si tratta  di soluzioni classiche, presenti già nell’Odissea.

Il tempo lineare, in cui gli eventi sono disposti in ordine cronologico si chiama fabula ed è la base di partenza per lo sviluppo della storia. Una buona progettazione narrativa segue queste due fasi: stesura della fabula; creazione dei tempi della storia attraverso la costruzione dell’intreccio.

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