Lezioni di fiction: il falso protagonista

Nella fiction, si utilizza a volte la tecnica del falso protagonista per creare maggiore interesse in chi segue una storia – sia essa un libro  o un film – e rendere l’intreccio meno scontato. Di solito questa tecnica prevede l’introduzione di un protagonista che poi verrà fatto scomparire nel corso della storia, o cambierà il suo ruolo diventando meno importante a favore del vero e proprio protagonista della vicenda.

In un recente film d’azione Tyler Rake (2020) abbiamo proprio l’utilizzo di questa tecnica. Il plot di questa storia racconta di una guerra fra clan rivali dediti al commercio della droga. Tyler Rake è un mercenario che opera nel mercato nero e non ha nulla da perdere. Un giorno riceve un nuovo ingaggio: il figlio di un boss è stato rapito e lui dovrà salvarlo, infiltrandosi nel mondo dei trafficanti di armi e di droga. Una missione impossibile che cambierà per sempre la sua vita e quella del ragazzino.

Il film è un modernissimo film d’azione con scene spettacolari, molto innovativo e che si avvicina quasi alla tecnica del videogame per l’aspetto sensazionale delle riprese e il ritmo; ha anche la particolarità che l’attore protagonista Chris Hemsworth è egli stesso uno stuntman e interpreta anche le sequenze più impegnative. Queste vengono realizzate  attraverso tecniche avveniristiche, che rendono gli ambienti meno pericolosi ma egualmente credibili – per esempio, le scale vengono imbottite per poter girare alcune scene pericolose riducendo il rischio.

Per buona parte del film siamo tenuti a credere che Tyler sia l’indiscusso protagonista e il ragazzino – di cui lui dovrà fare l’extraction, ovvero eseguire la liberazione   – un comprimario che evidenzia il ruolo di eroe del primo. In realtà durante la storia i due hanno modo di conoscersi e di entrambi veniamo a conoscere i più segreti conflitti. Tyler è un ex soldato che ha perso un figlio quando era bambino, per malattia, e nasconde dentro di sé la tristezza e il trauma dell’evento,  il ragazzo invece si sente sballottato come una cosa e trattato come una merce.

Lo schema narrativo del film segue la missione dell’eroe tipica di molto cinema americano qui impersonata da Tyler. Abbiamo cioè un protagonista che realizza una missione e che si misura i cattivi della storia – l’antagonista è il rapitore del ragazzo, un potente trafficante di droga di nome Pablo. La differenza è che il protagonista dovrà sacrificarsi per salvare il ragazzo, pur riuscendo a portare a termine la propria missione con incredibile eroismo e abbondare di situazioni spettacolari.

Un altro procedimento con il quale è possibile creare un falso protagonista lo troviamo nel famoso film Psyco (1960), diretto da Alfred Hitchcock e interpretato da Janet Leigh, Anthony Perkins, John Gavin e Vera Miles. Si tratta di uno dei film più famosi del regista inglese, nonché di maggiore successo commerciale. Raggiunse una tale notorietà da generare tre sequel, una serie tv, un remake piuttosto recente. Psyco è tratto dall’omonimo romanzo del 1959 di Robert Bloch.

In questa storia, assistiamo a un interessante intreccio che ha come figura centrale di Norman, un ragazzo all’apparenza instabile che si rifugia nella figura protettiva della madre e non riesce a sviluppare rapporti sereni con le donne. Così quando nel suo motel si presenta Marion, bella e giovane segretaria di un’agenzia immobiliare egli assume un atteggiamento conflittuale: vorrebbe invitarla a casa per cena, ma rientra con un rifiuto opposto dalla madre di lui che non accetta che egli conduca delle ragazze nell’abitazione. Il personaggio della madre è soltanto raccontato e non appare mai chiaramente nel film, perché è interpretato da Norman stesso.

Il dato saliente della scelta narrativa di Psyco è l’utilizzo assolutamente particolare delle categorie di protagonista e antagonista. La protagonista del racconto è da ritenere Marion, la giovane e bella segretaria da cui la trama prende inizio. Un giorno, dopo che il suo capo ha concluso un importante affare ed è stato pagato in contanti, invece di recarsi a mettere i soldi in banca come gli viene chiesto, si allontana. Viaggierà per circa un giorno fino ad arrivare al motel gestito da Norman. Essa però è un falso protagonista: infatti a un certo punto della vicenda sparisce, e della sua fine veniamo a scoprire nel seguito della vicenda. Risulta così che a essere in primo piano è Norman, che però è un antagonista, contro cui i buoni della storia finiranno per coalizzarsi per poter portare la storia a una conclusione e per riuscire a scoprire la verità.

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