Il viaggio dell’eroe

Possiamo chiamarlo viaggio dell’eroe oppure, in inglese, The hero’s Journey.

Se siete scrittori all’inizio di carriera tra le cose da apprendere c’è senza dubbio questo procedimento. E’ il meccanismo che sta dietro il 90% e oltre dei film che vengono girati a Hollywood. E’ così consolidato che, si dice, da quelle parti le storie che non rientrano in questo modulo narrativo, vengano scartate d’ufficio. In realtà il viaggio dell’eroe non ha niente di così nuovo, anzi; è l’origine  stessa del modo di raccontare.  Potremmo comprendervi perfino Achille, Ulisse, Aiace  i primi eroi dei racconti omerici.

La struttura del racconto comprende tre atti. Il secondo, parte centrale e sviluppo di tutta la storia, come ampiezza è il doppio del primo e del terzo. Nel primo atto, abbiamo la situazione iniziale. In questa situazione il protagonista della storia, l’eroe per l’appunto, riceve la chiamata alla sua missione. Egli è ancora inconsapevole, non sa se accettare o meno la sua missione, e tutta la vicenda non è ancora iniziata. Subentra poi un avvenimento attraverso il quale il protagonista-eroe della storia rompe gli indugi, e decide di intraprendere la missione. Di solito nel prendere consapevolezza di sé l’eroe conta sulla figura di un mentore che lo aiuterà a sentirsi gravato della giusta responsabilità.

Esempi:

1) in Il signore degli Anelli la figura di Gandalf svolge il ruolo di “mentore” nei confronti di Frodo Beggins. Sarà attraverso il suo parlare e la sua analisi dopo la fine della festa nella Contea che Frodo comprende l’importanza dell’anello, il suo potere e il senso della sua missione.

2) Perfino la Divina Commedia può essere vista come il viaggio dell’eroe Dante nell’oltretomba. Egli è guidato dal maestro Virgilio.

3) Questo schema può essere reinterpretato anche in chiave parodistica. La storia di Don Chisciotte della Mancia è uno dei primi casi letterari di parodia del sistema narrativo Il viaggio dell’eroe.

Il protagonista può vincere o perdere la sua sfida, ovvero affronta dei rischi. Ciò avrà grandi influenze sull’arco di trasformazione del nostro personaggio. In alcuni casi, lo scrittore può decidere di far morire il protagonista allo scopo di far comprendere meglio la sua lezione – accade in La bottega dell’antiquario di Charles Dickens, dove ciò è fondamentale per far comprendere quanto la bambina Nella è di più rispetto a chi la circonda e allo stesso tempo, fa cogliere al lettore l’amore che il vecchio ha per lei ma non le sapeva dimostrare.

Una soluzione brillante e possibilmente positiva è molto amata dalla case cinematografiche che non vedono di buon occhio finali tristi o sottotono. Si dice addirittura che anche le storie biografiche, vengano reinterpretate e adattate al viaggio dell’eroe, per diventare raccontabili e coinvolgenti nei confronti dello spettatore, in modo che egli ci si possa riconoscere. Uno scrittore ha senza dubbio maggiore libertà. Può enfatizzare alcuni aspetti e tralasciarne altri, e ciò che decide o inventa finisce per posizionarlo e farci avere informazioni su di lui,  rispetto a questo classico della progettazione narrativa.

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