Di leggere e scrivere

Si parla spesso, anzi si scrive, di quanto uno scrittore debba dedicare in termini di tempo a leggere e scrivere. Ognuno ha le sue formule, molti scrittori oggi danno consigli, tra i più interessanti ci sono quelli di Stephen King. The King, lo scrittore americano autore di molti best seller e di oltre ottanta opere, è estremamente chiaro nell’affrontare l’argomento.

Per lui la televisione ha un influsso negativo sulle nostre menti e meno ne guardiamo meglio è. Per il resto, dice di leggere non meno di 80 libri l’anno, prevalentemente narrativa (lo afferma nella sua parziale autobiografia e manuale per giovani scrittori On writing). Sono tanti libri, se ci pensate, si tratta di più di un libro alla settimana! Afferma di farlo innanzitutto per piacere, e che il suo mestiere non c’entra nulla. Ho parlato in quest’articolo di come sia relativamente facile, con un po’ di costanza, arrivare a leggere 100 libri l’anno.

Un discorso analogo Stephen King lo fa per la scrittura. Anch’essa abbisogna di allenamento da parte di chi scrive.  Costanza e impegno, verrebbe da dire, non sono aspetti da prendere alla leggera in chi desidera portare a termine opere letterarie di qualsiasi sorta. On writing è un libro ricco di consigli anche su come scrivere, quella che sempre King definisce la cassetta degli attrezzi. E’ un insieme di osservazioni che aiutano lo scrittore a prendere consapevolezza, un punto che condivido molto. Quando scriviamo facciamo comunicazione.  Infarcire il discorso di termini difficili, quando ne abbiamo a disposizione di più semplici non aiuta il discorso narrativo. Non aiutano lo stile le forme passive, gli avverbi, l’abbondanza di relative. Insomma, la grammatica va posseduta, ci raccomanda. Della punteggiatura lo scrittore sottolinea la sua importanza nel costruire il ritmo del racconto. E’ impensabile utilizzare la stessa punteggiatura ovunque.

Oltre ad ammettere qualche peccato veniale – con questo, devo ammettere di avere scritto libri che abbondano di avverbi e forme passive, nei primi tempi – Stephen King sembra concentrarsi sulla scrittura come pratica. Non saprei cosa fare delle mie mattine, se non le passassi a scrivere ha affermato in qualche intervista.  

Dato che mi sono inoltrato molto nel commento di On writing, e ho finito quasi per raccomandarlo – cosa che non mi accade spesso – di questo libro sottolineo la prima parte. Non è il classico manualetto di scrittura in cui si svelano consigli a buon mercato per imparare a scrivere un best seller. Nella prima parte, al contrario, si concentra sui conflitti dello scrittore ( in questo caso il protagonista del racconto). Ovvero, si tratta di una biografia ricca di aneddoti sulla vita di Stephen King, che chiarisce il rapporto tra letteratura e vita, e quante peripezie egli abbia affrontato, e in fondo di come queste abbiano costruito un’influenza sugli impulsi dello scrittore.

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