La punteggiatura è un respiro

Quando scriviamo abbiamo a che fare con una serie di regole, tra cui quella di porre dei punti. La punteggiatura non è soltanto una regola ma può diventare uno strumento, assai agile, per conferire forma al discorso, ovvero rafforzare l’arte retorica di uno scrittore.

La cosa più banale che possiamo fare quando scriviamo è riscrivere sempre la stessa frase. Ovvero utilizzare frasi della stessa lunghezza, con l’uso delle stesse congiunzioni, che creano un effetto di ripetizione non piacevole da leggere. A di là dei vezzi presenti in ogni scrittura – c’è chi fa un largo uso delle relative con “che”, chi usa “quel” o “quello” anch’essi relativi, chi fa uso dei causali “perché” o “poiché” – ciò da cui è bene partire è capire che punto e “pensiero” sono collegati. Non si dovrebbe cercare di dire troppo all’interno di una frase, e la frase lunga non dovrebbe ricorrere troppo spesso. Naturalmente è questione di gusti e di capacità. Ci sono autori che si muovono benissimo nelle frasi complesse e ben articolate, ma è importante anche capire che deve esistere un motivo, per utilizzarle.

Con l’uso consapevole della punteggiatura – non soltanto il punto che chiude una frase, ma le virgole, e i due punti – una narrazione può acquisire ritmo. Vi è mai venuto in mente di collegare il ritmo della narrazione alla punteggiatura? Una frase ampia d’apertura può essere adatta a descrivere una situazione iniziale, di calma; frasi brevi che si susseguono possono agevolare la sensazione di un ritmo sincopato, di una situazione che si fa incalzante. Non funziona diversamente per la musica, dove esistono le pause, e in cui il concetto di frase musicale può essere accostato a quello di pensiero scritto. Un famoso scrittore, Luis Ferdinand Céline, autore del classico Voyage au buit de la nuit (Viaggio al termine della notte) protestò vivacemente contro la casa editrice a cui affidò il suo romanzo per la pubblicazione: con un forte intervento di sistemazione della punteggiatura, che voleva dare maggiore classicità al testo, rischiarono, a suo dire, di mandare all’aria tutto il ritmo del suo Romanzo. Questi vogliono farmi scrivere come François Mauriac, polemizzò.

In alcuni scrittori, come Raymond Carver – il cui stile non si discosta molto da quello di Hemingway, fatte le opportune proporzioni – è presente un uso della punteggiatura, che può fare volentieri da master per gli scrittori di oggi. Le frasi sono brevi o brevissime e nessun eccesso pervade la sintassi. Un racconto è pronto, quando non trovo più niente da togliere, diceva Carver. Le frasi della giusta lunghezza sono anche un buon metodo di lavoro; pensiero dopo pensiero, ci accorgiamo  che a guadagnare in ordine è anche la riflessione narrativa, cioè la sostanza e non solo la forma.  

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