Il gioco di scrivere

Scrivere è un’attività ludica, di quelle che servono a rilassarci e a farci stare meglio con noi stessi. Se non vogliamo diventare simili a certi frustrati personaggi da serie tv, è bene organizzare degli spazi di cura a noi dedicati. Scrivere è fare questo: darsi, in maniera libera e personale, una terapia. Basterebbero queste poche riflessioni a far capire che tutta la letteratura in fondo non è che un gioco, e mai la componente del divertissement  risulta esclusa dal pensare a costruire storie.

Oltre a queste facili considerazioni, giocare fa parte del “pensare creativo”: ogni storia o romanzo non è altro, spesso, che un gioco di strategia su più fronti. Lo scrittore gioca con se stesso, per crescere e migliorarsi, ma gioca anche con il lettore allo scopo di coinvolgerlo e intrattenerlo.

Dovremmo essere consapevoli del gioco che la scrittura implica con noi stessi, e soprattutto con il lettore. Con noi stessi, è possibile fare molte variazioni sul tema e scegliere la combinazione letteraria che preferiamo, e ci rappresenta meglio. Qualcuno opterà per il romanzo denso di suggestioni biografiche, qualcun altro per un genere specifico e totalmente di fantasia,  altri saranno in grado di combinare realtà e fantasia secondo un efficace mix.

Cosa implica il gioco con il lettore? L’enunciazione delle regole che stanno alla base di qualsiasi storia, e del genere, è la prima parte del gioco da saper proporre al lettore e da rispettare. In questo senso, non possiamo tradirlo: scrivere è sempre gettare delle premesse che andranno sviluppate e alle quali non si può venire meno. Ciò che abbiamo detto alla riga cinque a proposito di un certo personaggio produrrà, per caduta, effetti più avanti nella vicenda.

La seconda parte, ben più difficile, è quella che riguarda l’intrattenimento del lettore, la sua soddisfazione e il suo stimolo. All’interno di un racconto di suspense, per esempio, tutto ciò può significare costruire per il lettore una situazione iniziale tutt’altro che confortevole, che nonostante l’apparente osticità lo trattenga sulla pagina proprio perché lo scomoda dalla sua noiosa tranquillità. E’ proporgli continuamente il gioco relativamente ai personaggi e ai loro ruoli: se parlo ossessivamente di un certo tipo di donna, cosa voglio far accadere nella mente delle mie lettrici o dei miei lettori? Cosa penserà il lettore se ora il suo personaggio preferito fa questo? Il gioco del rosa, il gioco del giallo, il gioco del thriller, il gioco del noir e del poliziesco: quasi tutti i generi prevedono la loro percentuale di gioco, e il fatto bello è che una buona parte di questo gioco è a consumo e uso esclusivo del lettore.

Ne siete consapevoli, vero?

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