Il lettore empirico

C’è un modo in cui lo Scrittore, nel proprio scrivere, può crescere giorno per giorno, ed è attraverso il lettore empirico. Definizione un po’ liceale: “empirico” richiama il metodo sperimentale del Rinascimento, tutto ciò che può essere provato con l’esperienza, o che dell’esperienza è frutto.  Che avrà mai in comune questo termine con il lettore, per portarci alla definizione di un lettore empirico?

Serve a fare chiarezza e darci un pochino di tranquillità, come vedremo a breve. Esistono almeno due tipi di lettori: il lettore empirico e il lettore modello. Probabilmente nessuno dei due esiste davvero, e il “vero” lettore  è una media di questi due idealtipi. Per ora, ci limitiamo a scrivere del lettore empirico.

Intanto mettiamoci nei panni di chi ha scritto qualcosa, anche un banale appunto: per esempio il soggetto di una storia, oppure una poesia. La paura di essere giudicati è sempre enorme. Se è vero che ogni Scrittore desidera un pubblico di almeno 26 lettori – uno in più di quelli che sbagliando, ipotizzava Manzoni per I promessi sposi – è altrettanto indiscutibilmente vero che ricevere l’opinione altrui fa sempre un po’ paura. E’ come se non si fosse mai abbastanza protetti: un parere un po’ duro o poco comprensivo, una critica leggermente troppo negativa possono imbrigliare le più consolidate ambizioni letterarie.

La somma delle opinioni che riceviamo dai lettori che ci capitano in vario modo, specie all’inizio del nostro percorso di scrittura, sono perlopiù lettori empirici. Anche quando fossero un panel ben scelto fra i lettori di un certo genere, difficilmente saranno attendibili  e rappresentativi dell’universo dei lettori a cui la nostra opera si può rivolgere. Sono lettori empirici i nostri amici, che ci offrono pareri spesso viziati dal fatto che ci conoscono, ma anche i volenterosi della prima ora che si sono accollati la lettura della bozza del nostro Romanzo e cercano come possono di restituirci la loro impressione. Si tratta nondimeno di pareri preziosissimi e possono aiutarci a vedere con occhi diversi il frutto del nostro lavoro, sia esso una poesia o un racconto o un più ambizioso romanzo. Dovremmo soltanto non considerarle delle verità scolpite sulla pietra: servono soprattutto a farci pensare.

Capire che cosa sia il lettore empirico è utile allo Scrittore per non scoraggiarsi o esaltarsi, casomai il giudizio ricevuto fosse al contrario troppo lusinghiero. Qualcuno seriamente dotato di talento  – un altro scrittore? – può influenzarci con la propria opinione ma sarà pur sempre un punto di vista. Certo, forse più questo parere cresce in qualità,  più diventa attendibile. Ma anche in questo caso, niente di tutto ciò ha davvero a che fare con il pubblico, o con il lettore medio, quello al quale possiamo rivolgerci iniziando a pubblicare le nostre opere.

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