Come si sorprende il lettore

Riuscire a giocare sulla sorpresa del lettore è l’ambizione di ogni scrittore, che vuole soddisfare chi legge le sue storie, ma al tempo stesso non intende consegnare a chi ha la pazienza di seguirlo pagina per pagina trame scontate o troppo prevedibili.

Se consideriamo che i meccanismi narrativi che si ripetono all’interno di un Romanzo sono all’incirca sempre gli stessi, possiamo intuire come questa abilità sia tutt’altro che semplice. Inoltre, è assolutamente vero che ogni lettore fruisce di un’opera letteraria in maniera del tutto personale, sono diverse le regole per catturarlo e coinvolgerlo,  e in una certa misura anche le aspettative che si crea sono diverse.

Consideriamo un caso pratico che ci può aiutare in questa riflessione. La storia è quella di Aghata Christie I dieci piccoli indiani, si tratta di un mistery novel o giallo del 1939.  Il titolo originario di quest’opera è Ten Little Niggers. Questo giallo è assolutamente avvincente nella trama e ha una realizzazione, dal punto di vista degli effetti narrativi, a dir poco brillante: coniuga il miglior humor inglese con una satira acuta e feroce della società borghese del tempo.

Il soggetto della storia è il seguente:

Dieci persone di varia estrazione sono invitate in una villa su un’isola remota da un ospite sconosciuto e vi rimangono bloccate a causa di una tempesta. Qui, vengono assassinate una dopo l’altra. Prima che sia troppo tardi, cercano di collaborare per scoprire chi sia l’assassino…

Dal punto di vista narrativo la storia è una sorta di trama gioco: infatti sono inquietanti e giocose le premesse, che da subito invitano a rovesciare l’incipit della trama in una domanda: cosa faresti, caro lettore, se fossi invitato su un’isola sconosciuta per il tempo di un weekend da una persona che dice di conoscerti (in maniera diretta o indiretta, perché l’individuo invita i 10 personaggi e si fa accreditare da persone che esse conoscono)? E’ un gioco letterario anche la situazione che ne consegue, le persone si troveranno imprigionate in una situazione chiusa, in un’isola nella quale il traghetto successivo partirà alla fine del weekend  e da cui non potranno scappare. Date queste premesse, come riesce Agatha Christie a sorprendere il lettore?

Ce lo dimostra la storia. Tutta la vicenda non è che è un’operazione di potente depistaggio nei confronti del lettore, il quale di fronte alle trame elaborate dall’assassino è spinto – mano a mano che personaggi della storia fanno la fine degli indiani della filastrocca – a fare delle supposizioni su chi sia il colpevole. Tuttavia, quando l’ipotesi più ragionevole risulta puntare su un personaggio che ha accumulato evidenti indizi per sospettarlo, la scrittrice si diverte a farlo far fuori dall’assassino, in modo che con il gioco delle congetture e dei sospetti debba ricominciare daccapo e con esso l’enigma e il rompicapo. Brillante, vero? E’ come se la situazione del gatto e del topo si creasse non soltanto fra colpevole e personaggi invitati sull’isola, ma si estendesse al rapporto ironico tra scrittrice e lettore. Anche perché il divertissiment – quasi postmoderno – è insito nella trama stessa; appare chiaro quasi da subito che il colpevole andrà ricercato all’interno del gruppo e non all’esterno.  

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