Sfidare il lettore

Sfidare il lettore non è semplice, richiede maturità e una certa dose di genio. Quando parliamo di sfida che gioco letterario stiamo intendendo? Raccontiamola così: ci sono situazioni nelle quali lo scrittore può decidere di seguire una strada che non è necessariamente quella che si aspetta il suo pubblico, o  che è insita nelle premesse della storia o del genere narrativo scelto.

Credo che sia molto meglio, piuttosto che fare dei ragionamenti astratti, riferirci a qualche esempio concreto. Con una premessa: l’autore deve conoscere la strada per la quale porta il lettore, anche se questa è meno battuta e può riservare qualche incognita, soprattutto per quel che riguarda la capacità del lettore stesso di accettare la proposta dello scrittore.

Un esempio interessante di questo modo di procedere lo troviamo per esempio in un film del 1924 di Murnau, intitolato l’ultima risata.  L’ultima risata (Der letzte Mann) è un film diretto da Friedrich Wilhelm Murnau e interpretato da Emil Jannings. Il film uscì nelle sale in Germania il 23 dicembre. Ottime le tecniche di ripresa e le tematiche che consentono di penetrare nella ideologia autoritaria che il borghese tedesco ha introiettato. Stilisticamente il cinema degli anni ‘20 è elevatissimo, spesso si tratta di avanguardia pura, in ogni caso il ruolo dell’Autore e quello del pubblico sono ben distinti, mentre oggi tendono a essere molto più sovrapponibili.

La trama del film è la seguente:  

Il protagonista è il portiere del Grand Hotel Atlantic di Berlino, dapprima rispettato e riverito, e che in secondo tempo, viene degradato e confinato dalla direzione a sorvegliare i gabinetti, situati giù in basso, nel sottosuolo. Il portiere si sente crollare il mondo addosso anche perché l’ambiente in cui vive impietosamente lo deride. Ma il destino, e l’autore, sono benevoli e grazie ad una eredità dell’immancabile zio d’America, il protagonista ritorna nell’albergo, questa volta, come ricco cliente.

In che senso questo film sfida il suo fruitore? E’ un film che ipotizza due finali, uno dell’autore e uno del pubblico, o per meglio dire del produttore. Infatti la conclusione della storia fu giudicata troppo triste da chi doveva produrla, e gli obiettivi di botteghino ne  imposero una revisione. I due finali rimasero entrambi nel film, secondo questa suddivisione: l’autore ci dà il suo finale, dicendoci che per lui la storia a quel punto è finita, ma accettando in parte le richieste della produzione, e venendo incontro anche alle legittime aspettative del pubblico, decide di dare alla storia e al suo protagonista anche un finale più allegro. Se fossimo rimasti all’interno della prima opzione avremmo dovuto parlare di sfida vera e propria.

Perché ciò accade? Semplicemente perché alcuni aspetti narrativi per uno scrittore o per un artista non sono trattabili, in quanto veicolano il senso stesso della vicenda che si sta raccontando. Per Murnau era fondamentale  trasmettere il messaggio che nella società borghese del tempo, parliamo della Germania prima dell’avvento del nazismo, l’uomo nelle grandi città stava diventando un tutt’uno con la sua funzione lavorativa, perduta questa perdeva di valore anche la vita dell individuo. Nella sfida che lo scrittore propone al suo pubblico è spesso compreso il messaggio dell’autore, in questi casi egli chiede al lettore o al fruitore di colmare la distanza e uscire dalle sue aspettative, capendo la sua urgenza del suo messaggio.

Sei interessato ad apprendere i meccanismi della progettazione narrativa? Iscriviti a Corso di Fiction.   

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...