Il punto di vista su una storia

Ci sono storie che senza una scelta eccellente del punto di vista, forse non avrebbero lo stesso fascino che ci hanno a suo tempo comunicato, o che forse ne eserciterebbero uno diverso. Penso, per esempio, a Lo strano caso del dottor Jekill e di Mr. Hide di Stevenson.

Questo breve romanzo fu l’ultima opera di Stevenson e ha un disegno architetturale raffinato e complesso, per quanto riguarda il punto di vista. Naturalmente, con punto di vista del Romanzo  intendiamo l’angolazione che l’Autore ha scelto per la voce narrante. Le possibilità sono tre, ma in realtà anche di più, in quanto sapientemente combinate si prestano a soluzioni ibride che spesso danno un grande risalto alle sfumature di mezzo.

Il narratore esterno.  E’ un narratore che non fa parte della storia ma ne è informato in ogni suo dettaglio. Abbiamo una sorta di equazione, in questo caso, fra Autore e narratore. Essi coincidono nella stessa persona – colui che racconta le vicende – , un racconto di questo tipo si svolgerà in terza persona.

Il narratore interno.  Chi racconta fa parte della storia, perciò non vi è più un’equazione Tra Autore e Narratore, ma fra Personaggio e Narratore. Questa soluzione è particolarmente interessante, perché produce effetti sull’intreccio, che per seguire quest’ipotesi dovrà presentarci i fatti in una maniera che il punto di vista non venga mai tradito o reso in maniera erronea.

Soluzioni ibride.  Ci sono poi una serie di soluzioni intermedie molto interessanti, che possono essere definite anche un effetto di stile. Per esempio è possibile raccontare in terza persona, facendo finta di essere un narratore esterno, ma di fatto utilizzando il punto di vista di un personaggio. E’ esattamente quello che accade in Lo strano caso del Dott. Jekill e di Mr. Hide, dove l’avvocato Utterson è per buona parte della storia anche il punto di osservazione della stessa. C’è poi anche un capitolo, nell’opera, quello finale, che viene raccontato da Jekill in persona. Quindi, abbiamo che buona parte del racconto viene svolto con il finto punto vista del narratore esterno (ma in realtà si tratta del punto di vista di Utterson) e la storia poi termina raccontata da Jekill (sempre un personaggio). Gli effetti psicologi di empatia e immedesimazione con l’utilizzo del personaggio sono evidenti. A volte il narratore è interno (un personaggio) ma in realtà si tratta solo di una precisazione spazio-temporale, che ci informa sulla cronaca degli eventi, senza che questo personaggio abbia grande influsso o ruolo nella storia. Al contrario, i fatti riferiti hanno un angolo visuale così ampio che narratore esterno e interno tendono, di fatto, a confondersi. E’ tale la scelta del punto di vista in Il barone rampante di Italo Calvino.  

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