Il narratore esterno

Quando si scrive una storia, è bene avere esplicitato con cura – prima a se stessi, poi al lettore – che tipo di narratore si è scelto di essere. A questo proposito, qualche definizione e chiarimento possono rivelarsi utili.  

La prima distinzione da fare, scolastica quanto si vuole ma importante, è quella fra Autore e Narratore. Si tratta di due figure diverse, i ricordi della scuola possono essere utili a chiarire il dubbio. L’Autore dei promessi sposi è Alessandro Manzoni, che dichiara di aver ritrovato un manoscritto (finzione letteraria). Il narratore degli eventi, in questo caso, è Manzoni al primo grado o livello, che ci informa di aver ritrovato un manoscritto e finge esista un altro narratore (di secondo grado).

Quando Il narratore è esterno alla storia si dice eterodiegetico,  se interno alla storia lo chiamiamo  omodiegetico (da diegesi, contenuto di una storia). Il narratore esterno si ha perciò quando per raccontare una storia scegliamo un punto di vista esterno, in cui chi racconta non ha alcun ruolo nella storia stessa. Questo genere di narratore si esplicita esclusivamente con la terza persona, ed ha una lunga storia in letteratura. I classici dell’Ottocento, da I miserabili di Victor Hugo ad Anna Karenina di Lev Tolstoj, ci comunicano le loro storie con questa grandiosa funzione narrativa, che determina una certa distanza del narratore dagli eventi; si può dire, in un certo senso, che li conosca tutti.

La scelta del narratore esterno permette una grande libertà allo scrittore, che può scegliere questa voce narrante per raccontare gli eventi che riguardano i suoi personaggi. Raccontando di Jean Valjean, ex galeotto, uscito di prigione dopo una condanna ventennale ai lavori forzati, Victor Hugo ne I miserabili ci informa della sua storia scegliendo un orizzonte assai ampio. La stessa voce narrante ne I miserabili ci racconta, con grande dettaglio e capacità evocativa, alcune vicende storiche: tra le altre, la battaglia di Waterloo. Sarà poi il narratore a stabilire da quale filo, talvolta anche esile, sono collegate vicende in apparenza lontane (questo è un aspetto dell’intreccio.)

Immaginiamo di analizzare I dieci piccoli indiani di Agatha Christie: è lecito dire che la scelta sia quella di un narratore esterno? Nel caso di un giallo, il narratore non è più onnisciente (colui che conosce tutti gli eventi); per gli aspetti legati alla suspense, invece, il narratore ne sa quanto i suoi personaggi e attua un punto di vista assai meno ampio. In questo caso, è più logico parlare di “focalizzazione esterna” – mentre il narratore esterno è detto a “focalizzazione zero”. La voce narrante di Agatha Christie è un narratore con focalizzazione esterna che ne sa quanto i suoi personaggi. Stessa regola vale anche per molta altra letteratura gialla  – pese esempio i romanzi gialli di Conan Doyle.   

 Hai quasi finito il tuo libro e cerchi un parere o un aiuto per la Pubblicazione? Contattaci Subito.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...