La differenza tra Autore e Narratore

La fiction è fatta di aspetti narratologici che apprendere risulta utile, e possono fornire un vantaggio interessante alla nostre pretese di raccontare bene una storia.

Le figure dell’Autore e del Narratore sono diverse, non riducibili all’unità, anche quando lo Scrittore assume entrambi questi ruoli. Il primo a spiegarci questa differenza – in termini, se vogliamo, giocosi – è stato Alessandro Manzoni. I suoi Promessi sposi è un manoscritto ritrovato in soffitta, fatto di fiction che stimola la riflessione del lettore su una figura altra (un Autore) che avrebbe ideato il romanzo. A Manzoni questa scelta serve per aggiungere un livello alla narrazione, dal quale egli possa eventualmente prendere le distanze (l’Autore non spiega tutto, e nel testo vi è qualche omissis … ), pensiamo agli inserti storici che sono delle vere e proprie prove di verosimiglianza che non è stato il Narratore a ideare, bensì l’Autore.

L’ironia di tutto questo gioco è evidente, e si presta a riflessioni molto interessanti che hanno creato nel tempo molti emulatori di tale processo, e permettono di estendere il ragionamento fino alla semiotica.  Per iniziare, tuttavia, cercheremo di restare sul livello letterale della parola, prima di accedere a quello letterario. Autore deriva dal latino auctor -oris, che a sua volta viene di augere «accrescere»; propr. «chi fa crescere»;  l’Autore è insomma colui che accresce la vita degli altri con delle storie ( siamo dentro al significato drammaturgico della parola).

Ricordarsi dei condizionamenti che il Narratore subisce da parte dell’Autore è saggio, e può risolvere alcuni conflitti alla base di una vicenda. Un Narratore si sostanzia molto di più del rapporto che vive quotidianamente con i propri personaggi (“al mattino temevo di non ritrovarli” osservava Manzoni); L’Autore spesso è colui che ci porta dentro una vicenda e tende a definire la cornice di una storia. In ogni caso, identifica la persona fisica dello scrittore.

A ogni modo, Narratore e Autore non sempre coincidono, tutt’altro. Per comprendere questo passaggio è sufficiente spiegarla in questi termini: spesso il Narratore è un personaggio, e quindi si pone sul livello della storia. In The Hobbit, bellissimo romanzo di Tolkien – dal punto di vista del tempo del discorso narrativo la storia precede Il Signore degli Anelli – abbiamo che a riferire le vicende è Bilbo Beggins, il quale da anziano rievoca un’epica avventura alla quale partecipò in gioventù. Ne deriva che esiste un Narratore in primo grado (Bilbo) e un Narratore in secondo grado (Tolkien), e che  anche in questo caso la distinzione tra Autore e Narratore è garantita.  

Al di là del gioco narrativo, ne esiste uno retorico. Quando Autore e Narratore sono troppo vicini spesso lo Scrittore si inventa qualcosa per chiarire le differenze tra le due figure. Lo fa con ironia (vedi Manzoni) oppure crea proprio un’articolazione, una sovrastruttura nella fiction, che gli permetterà di agire in contemporanea da questi due punti di vista, senza che essi perdano di indipendenza e consistenza.  

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