La voce narrante

Abbiamo già descritto i diversi tipi di narratore: narratore interno, narratore esterno alla storia, o una combinazione di queste due figure. Con voce narrante ci riferiamo a un altro aspetto peculiare della funzione narrativa, quello degli interventi e dell’atmosfera che uno scrittore crea nelle sue storie. Beninteso: voce narrante e narratore possono essere considerati sinonimi, anche se proprio la loro diversa formulazione ci porta a fare qualche riflessione in più.

Non bisogna dimenticare, infatti, che l’origine della letteratura, dai miti di ogni civiltà ai giorni nostri, è orale. Nell’antichità esisteva davvero una voce che raccontava. C’è Omero, ci sono i trovatori, ci sono le fiabe: l’interpretazione e il racconto orale avevano la funzione di mettere al corrente un pubblico non colto e non in grado di leggere, su fatti di fantasia e reali.

La voce è quindi uno strumento retorico antichissimo. In un romanzo, ne parliamo soprattutto quando possiamo sentirla, quando essa si manifesta. Insomma, è impossibile pensare a delle parole o a dei fatti, scindendoli dalla particolare voce che li pronuncia: com’è questa voce? Distante e asettica? Calda e partecipe?  Sarebbe bene che nel pensare alla propria “voce” di narratore lo scrittore facesse tutte queste riflessioni. Una voce narrante può non farsi udire ed essere molto discreta: lo sono quegli scrittori che si limitano a esporre fatti. Eppure, le sfumature e le possibilità sono infinite, e possono cambiare il senso di ciò che viene riferito.

Sono dell’opinione che la voce narrante sia soprattutto un elemento dell’atmosfera narrativa, anche se ci è chiaro che l’io narrante può intervenire, per esempio, dandoci informazioni, oltre a esprimere giudizi e a creare un certo ambiente morale o emozionale intorno alle sue storie. Cosa ne sarebbe, per esempio di Oliver Twist senza le capacità della voce narrante di Dickens di sottolineare con sarcasmo tutto ciò di cui Oliver Twist è vittima?

Spesso nel cinema la voce narrante compare nei film con questa funzione d’atmosfera che citavo poc’anzi. In Barry Lindon di Kubrick la voce narrante è un’incursione nella biografia del personaggio, e un elemento dell’ambientazione: ci fa sentire in pieno Ottocento. Dal punto di vista funzionale la voce narrante interviene quando il tempo del discorso di una storia cambia – proprio come avviene in Barry Lindon – e colui che ci racconta una storia vuol esporre un certo numero di fatti accaduti, riducendo il tempo ad essi dedicato. O perlomeno, sembra ragionevole ipotizzare che in queste variazioni sia possibile individuare la voce narrante (anche quando essa non si presenta).

In altri casi, a essere chiamato in causa è soprattutto il punto di vista: Amarcord di Fellini ci racconta l’atmosfera di una Rimini di inizio Novecento con un racconto di folla dove c’è spazio anche per il narratore, una figura che vorrebbe dominare la vicenda e cercarne di essere il portavoce, come a dire “sono io che sto raccontando”, niente più che un personaggio appena accennato.   

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