Il tono di voce del narratore

La figura del narratore è fondamentale in qualsiasi opera. Che sia semplicemente un cronista, oppure qualcuno che è coinvolto nei fatti, il narratore dialoga con il lettore e con il testo: insomma, è portavoce di effetti retorici che durano per tutta la storia e sono fondamentali per dare respiro al libro.

Esiste una voce che può essere totalmente fredda e distaccata nel racconto di fiction? Esistono, a dire il vero due poli della comunicazione, e tante gradazioni di essi: Il polo della commedia, e quello della tragedia, con un’infinità di altre soluzioni; dall’epica, al lirismo, all’elegia, che possono costituire il tono di voce del narratore ed essere in sintonia con il tipo di vicenda che desideriamo raccontare.

Nella saga de Lo Hobbit di Tolkien possiamo aspettarci un tono di voce da commedia? Forse sì, in minima parte, ma vedremo che il tono dell’opera spinge verso la grande narrazione, e l’epos. Quindi, in qualche modo, è il genere a fare il tono di voce, salvo le scelte personali dello scrittore. In un libro come Cronache marziane (1954) di Ray Bradbury avviene l’esatto contrario: lo scrittore riesce a mettere tanto humor in un racconto di fantascienza. Parliamo forse del classico più letto di tutti i tempi, nella narrativa di fantascienza. E’ probabile che molto si debba al tono di voce della storia, in grado di instillare una carica di leggerezza che contrasta con l’apparente serietà ed epica missione di esplorazione marziana. Ecco, quindi, che il tono di voce può fornire suggerimento inaspettati: penso di dover raccontare un epos, e scelgo invece una strada diversa, più leggera e con risultati godibili nei confronti del lettore.

I miserabili di Victor Hugo sono un classico dell’Ottocento e una vicenda che abbraccia da vicino l’epos; le vicende postnapoleoniche della Francia, sono un tutt’uno con le imprese di Jean Valjean, il galeotto la cui vita comprende tante fughe per evitare la persecuzione dalla legge. Il registro di Hugo è molto ampio: pur mantenendo la sua grandiosità e la visione d’insieme che inquadra i personaggi in meccanismi tragici, da cui scaturisce la pietas dell’Autore, non mancano sprazzi di commedia all’interno del libro.  Eppure, il tono di voce di Hugo non si permette spostamenti eccessivi rispetto all’epos che vede nei propri personaggi degli eroi.

Ne consegue che il tono di voce del narratore è frutto del rapporto che egli instaura con i suoi personaggi.  Il rapporto di Charles Dickens con i propri personaggi è canzonatorio e divertito – da Oliver Twist a Grandi speranze – e racconta in quasi tutte le sue opere come va nel mondo, la lotta tra i forti e i deboli. Anche qui assistiamo a un tono di voce peculiare dell’Autore, satirico e da commedia, ma mai cinico, al contrario capace, come diceva lo stesso Dickens  a proposito dei compiti del buon scrittore “di far vibrare tutte le corde e le emozioni che il cuore umano può raggiungere”.

 Hai quasi finito il tuo libro e cerchi un parere o un aiuto la Pubblicazione del tuo manoscritto? Contattaci Subito.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...