La figura del mentore

Chi è il mentore in una storia o in un Romanzo? I nomi Mentes e Mentore,  e la parola mentale derivano dalla parola greca “menos”, cioè mente. Si tratta di una parola assai duttile che può esprimere forza, ricordo, spirito, e indica la capacità di plasmare la mente in colui che ha questa dote: il mentore, appunto.

Nella narrativa di tutti tempi, e ancora di più nei miti di tutte le letterature del mondo, il mentore è colui che svolge il ruolo del consigliere, educatore e motivatore di qualcuno,  in una storia questo qualcuno è il protagonista. Il termine mentore contiene già nel nome una citazione letteraria: infatti si tratta del personaggio omonimo dell’Odissea. Nel poema epico Mentore è l’amico di Ulisse, al quale viene affidata l’educazione del figlio di quest’ultimo, Telemaco. In realtà Mentore agisce sotto l’influenza della dea Atena, la quale desidera che Ulisse torni a casa sano e salvo, e per fare ciò si avvale di questo guerriero viaggiatore.

Il ruolo che Atena – cioè un dio che illumina qualcuno che dà consigli – fa svolgere al mentore può essere tradotto non in un mero consigliare ma nella possibilità che grazie alle proprie parole L’Eroe prenda coscienza di sé, e perciò affronti con coraggio e dedizione la propria chiamata all’avventura, snodo fondamentale all’interno del viaggio dell’eroe.  

A Telemaco, nell’Odissea, accade proprio questo: sulle prime, i suoi oppositori lo deridono  e lo portano a cedere, e a provare un rifiuto per la sua chiamata. In seguito, Mentore lo spinge a mettere insieme una nave e un equipaggio e a partire alla ricerca del padre, dandogli il coraggio e la virtù necessarie.

Sono molti gli Eroi dei miti greci che hanno un mentore, il cui nome è Chirone, un centauro che rappresenta il prototipo dei vecchi saggi: tra questi Ercole, Atteone, Achille, Peleo ed Esculapio. Chirone, a sua volta, è un tipo particolare di centauro, che sfugge alla regola che essi siano selvaggi e feroci; al contrario, è molto gentile. Molti sono gli insegnamenti che Chirone fornisce ai suoi allievi. Potenzia le loro capacità  e li addestra riguardo al tiro con l’arco, insegna loro la poesia e la prosa, e così via. Non sempre fu ricompensato per i suoi servizi: il suo irruento allievo Ercole, lo ferì con una freccia magica e lo costrinse a chiedere agli dèi di farlo morire. Zeus, per premiarlo, lo tramutò nella costellazione del Sagittario.

Il Mentore, in un’opera letteraria, è quindi il personaggio o la situazione dal quale sgorga la saggezza, ciò per cui passa la presa di coscienza dell’Eroe per quanto riguarda lo sviluppo delle sue capacità, e che da lì mette in moto il suo cammino epico.  Tale figura è un archetipo e non sempre deve essere un personaggio. Le capacità di cui parliamo potrebbero essere anche del tutto interiorizzate dall’Eroe ( come accade per esempio ai cowboy solitari e pensosi dei film western); in tal caso l’Eroe deve trovare dentro di sé la forza per affrontare le proprie sfide, sulla base delle proprie passate esperienze, o del rapporto già avuto con un mentore.

Chi scrivere deve pensare soprattutto a due cose: al valore drammaturgico dell’incontro fra protagonista e mentore, che è sempre un punto della storia ricco di suspense e aspetti psicologici, e alla scelta di una tipologia di mentore, che andrà saputa calibrare rispetto al genere e all’originalità o meno che desidera conferire a questo validissimo e prezioso archetipo.

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