Lezioni di fiction: L’uomo del treno

Liam Neeson è un attore famoso per avere interpretato Schindler’s List – La lista di Schindler, un film del 1993 prodotto e diretto da Steven Spielberg e dedicato al tema della Shoah. In L’uomo del treno – (The Commuter) un film del 2018 diretto da Jaume Collet-Serra, Liam Neeson veste i panni di Michael MacCauley, un mite pendolare di Tarrytown che tutti i giorni prende il solito treno per recarsi a Manhattan, dove lavora nel campo delle assicurazioni, al quale è passato dopo anni di servizio nella polizia di New York. Un giorno viene licenziato e, sul treno che lo riporta a casa, viene avvicinato da una donna, Joanna.

Nella sua produzione più recente, Liam Neeson ha interpretato ruoli da protagonista in pellicole thriller che hanno come tratto peculiare un mondo narrativo complesso e da decifrare, retto com’è da poteri nascosti della società e quasi invisibili macchinazioni. Il personaggio vive un’intensa esperienza emotiva che vede entrare subito in crisi la quotidianità, sostituita da un mondo straordinario, che ritroverà solo alla fine, un normale ordine e un più saldo equilibrio. Questo passaggio è una delle caratteristiche “forti” dei film recenti di quest’attore e mette l’accento sopratutto su un punto: ha per oggetto la sua identità, stravolta fino a non fargli più capire chi è realmente – come nel caso del film  Unknown – Senza identità (Unknown) del 2011 diretto sempre da Jaume Collet-Serra, basato sul romanzo Fuori di me dello scrittore francese Didier Van Cauwelaert.

Proviamo a fare delle riflessioni che, in fondo, legano Unknown e The Commuter. Si tratta di thriller che corrono su un doppio binario: da un lato l’azione incalzante ricca di suspense, dall’altro una vena psicologica che altera il mondo con trame sottili e ignoti doppiogiochismi.  In Unknown il protagonista scoprirà di non essere affatto un cittadino rispettabile, nel caso di The Commuter, invece, egli lo è ma viene messo a dura prova. E qui inizia, in effetti, la riflessione. La sfida del protagonista consiste a volte nello sciogliere quest’enigma: è un buono o è un cattivo?   

Se in Joker assistiamo a una caduta dell’eroe – che viene dipinto soprattutto come vittima della società – e vediamo un potenziale “buono” perdere i propri valori e diventare un cattivo, in The Commuter potremmo dire che la sfida è la stessa ma viene vinta da parte del protagonista attraverso un perfetto viaggio dell’eroe.  

La donna che avvicina nel treno Michael MacCauley gli propone di trovare durante il viaggio una persona in cambio di denaro.  Dato che egli ha perso il lavoro, lo stesso giorno, per un attimo sembra interessarsi alla proposta. Presto però scopre che chi lo vuole condurre dentro questa “missione” lo sta ricattando, e  userà la sua famiglia per fargli compiere l’operazione, e ancora che dietro la richiesta c’è una banda di criminali – una rete di corrotti  all’interno della polizia – la quale intende far sparire un testimone scomodo a un processo. Tutto il senso del film gioca quindi mettendo in crisi il protagonista, creando un conflitto che ha proprio nella scelta tra essere un “buono” o un “cattivo”, un eroe o un antieroe il suo contenuto.

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