Il realismo dell’Ottocento

Il realismo è un movimento letterario che si afferma nel XIX secolo e conta su grandissimi nomi della letteratura: Charles Dickens, Lev Tolstoj, Benito Pérez Galdòs, Gustave Flaubert, solo per citarne alcuni.  

L’Ottocento è a tutti gli effetti il secolo nel quale si affermano il romanzo e la cultura romanzesca, ma cosa s’intende per realismo? Già Aristotele, nella sua Poetica, aveva osservato che i generi più vicini alla perfezione sono quelli che tratteggiano gli individui non come sono ma come dovrebbero essere. Da ciò deriva che il genere teorizzato come perfetto è l’epos: sono quindi i poemi di Omero a essere perfetti, in quanto rappresentano gli uomini come eroi nella loro tensione verso l’ideale – mentre, al contrario, rappresentano gli dèi con i vizi degli uomini.

Con il realismo lo Scrittore si occupa di raccontare la società intorno a sé. Nelle opere di Tolstoj, Dickens, Balzac si parla del proprio tempo, e i personaggi sono individui del tutto normali. Spesso le trame ci raccontano la vicende di famiglie –  per esempio in Anna Karenina di Tolstoj – per cui un tratto peculiare di questa narrativa è anche tessere storie familiari.

Ma i loro personaggi? Quello che conta non è tanto chi siano ma il contesto del quale ci parlano. In Balzac troviamo un intellettuale e un poeta come Lucien, di cui Oscar Wilde ebbe a dire: «Una delle più grandi tragedie della mia vita è stata la morte di Lucien de Rubempré. Un dolore che non sono ancora riuscito a superare.» (Oscar Wilde). Il personaggio di Balzac è un antieroe romantico le cui vicende sono raccontante nel romanzo Illusioni perdute e in Scene di vita parigina. Attraverso Lucien e le sue disavventure, siamo in grado di conoscere uno spaccato della società del periodo e i suoi valori, che permettono l’affermazione degli individui non in virtù del proprio merito, ma solo grazie all’appartenenza a un clan e attraverso una complicata rete di alleanze politiche.

Anche i personaggi di Dickens – David Copperfield, Oliver Twist, Pip – non sono neutrali rispetto alla realtà che ci trasmettono. Ci parlano della società del periodo con gli occhi dell’infanzia e raccontano con “valori nuovi” – lo scrive Nabokov in lezioni di letteratura – e immagini di fiabesca nitidezza la visione dell’Autore, che appare permeata di poesia ma anche attenta a sottolineare falsità e ingiustizie.

Ammesso che questi autori possano essere ricondotti a un’unica matrice – cosa che è difficile fare perché ogni letteratura ha le sue peculiarità – il realismo del romanzo dell’Ottocento sembra raccontarci della realtà, con un doppio desiderio: si racconta una storia inventata con gli ingranaggi tipici di chi fa commedia e poesia,  ma ci informa pure circa il tempo in cui vive l’Autore e, seppure sottotraccia, ci trasmette un messaggio pedagogico e morale, un codice per interpretare un particolare momento storico, e forse la società degli uomini in generale.

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