Lezioni di stile: La molle luna

Italo Calvino è stato uno Scrittore dalle mille ispirazioni e in grado di fornire consigli sullo scrivere.  Il file rouge che lega la sua produzione di narrativa è dato dal fatto che i suoi brevi romanzi e racconti appartengono alla categoria del genere fantastico. Questo aspetto è stato declinato dall’Autore in maniere differenti.

Esclusa la fase neorealista dei primi racconti e la prova letteraria d’esordio, Il sentiero dei nidi di ragno – una cronaca della resistenza – tutto il resto appartiene ed è stato elaborato in chiave popolare, ed estremamente colta, fino ad audaci sperimentazioni, sempre seguendo il genere fantastico. A volte, come ne Le città invisibili, Calvino rilegge i classici (Marco Polo) e utilizzando come metafora la città, si spinge in riflessioni che sono insieme di urbanistica, e poetiche.

Ci sono raccolte della  produzione matura come Ti con zero (1967), che appartengono anch’esse alla fase di ricerca  –   Calvino era membro dell’Uolipo di Parigi, dove si discuteva di letteratura combinatoria, ed era un grande estimatore di Georges Perec. I primi racconti di questa serie si ricollegano direttamente alla raccolta precedente Le Cosmicomiche.  Appartiene alla raccolta Ti con zero il racconto La molle luna.

Nel racconto La molle luna Italo Calvino, nato a Cuba, si dimostra postmoderno e fantastico allo stesso tempo. Anche qui è presente la citazione: il racconto è tutto un riferimento al celebre Il racconto del lupo mannaro di Tommaso Landolfi, nel quale due lupi mannari riescono a catturare la luna. Nella storia di Landolfi assistiamo a un utilizzo degli archetipi che mescola la classicità del fantastico (il lupo mannaro) alla particolare vena surreale che caratterizza lo scrittore toscano.  Il fantastico diventa un fantastico materiale: vediamo la luna presa dai lupi mannari, simile a una vescica di strutto, risalire per il camino e tornarsene in cielo, dove apparirà più sporca e scura del solito ma pian piano verrà mondata dal vento degli spazi.

Nel proprio racconto La molle luna Calvino si mostra interessato a parodiare il linguaggio da documentario – con l’ironia che lo caratterizza – attraverso l’intelligenza che gli è propria e lo stile asciutto ed efficacissimo. L’io narrante  è  Qfwfq, un personaggio che non è esattamente un uomo, dato che ha visto tutto del passato e sa tutto (forse è una metafora del sapere umano). La teoria fantasiosa e paradossale del racconto è particolarmente spassosa. Un tempo la luna era anch’essa un pianeta ma è stata attratta dall’orbita terrestre che ne ha assorbito una parte, diventata suolo.  Tutto ciò gli umani non lo riconoscono più mentre considerano proprio della terra la plastica e ciò che viene prodotto dall’uomo (fa dire a Qfwfq). E’ un racconto che ci fa già capire con ironia che siamo nell’antropocene, e che nei tempi attuali qualsiasi teoria può nascere, ed affermarsi, anche la più strampalata: e non è forse così i nostri tempi? Calvino semplicemente li precorreva, i tempi.

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