Il realismo magico in Balzac

Per uno Scrittore il genere è tutto. E’ ciò su cui poggia le sue trame, ed è ciò a cui collega il suo messaggio di Autore letterario. Balzac è inscindibile dalla Commedia umana – un capolavoro di circa 21 volumi nelle pubblicazioni moderne, e lungo non meno di diecimila pagine –  in cui si dedicò all’osservazione sociale e allo studio filosofico della società. In tutto scrisse oltre 90 romanzi in meno di sedici anni, dando vita a circa 2500 personaggi. Da questi pochi dati, si evince quanto la sua opera letteraria sia grandiosa, e ambiziosa.

Se è vero che il realismo basato sul ritratto sociale, e la denuncia dell’ ipocrisia di classe – tanto nei confronti della nobiltà quanto della borghesia – sembrano al centro delle sue riflessioni, e sono ciò in cui un critico più facilmente si imbatte, è altrettanto vero che questo è un lato, non tutto il percorso, della Commedia Umana. Infatti, soprattutto agli esordi, la scrittura di Balzac è molto legata al racconto popolare, al romanzo di paura, alle suggestioni magiche, che danno al suo lavoro uno sfondo esotico.

E’ tale, per esempio, La pelle di zigrino (1831).  Nel romanzo si raccontano le vicende di uno dei tanti antieroi balzachiani – facilmente, anche in questo caso, accostabile alla figura dell’Autore – e la sua parabola nel mondo alla ricerca di fortuna – la quale sempre consiste nel denaro e nel successo o presso una particolare cerchia, o verso una donna. Raphael, il protagonista, e altri personaggi di Balzac, sono presi nella rete dai loro stessi desideri, e se ne commenta l’ascesa – spesso improvvisa ma poco duratura – oppure la discesa, altrettanto rapida. Uno schema che se non risponde direttamente al viaggio dell’eroe non risparmia certo il protagonista dal concetto di sfida: tutto è perennemente in bilico. I desideri di un uomo colto e di un letterato di vedere riconosciuta la propria grandezza, naufragano quasi sempre per una causa  o un’altra, esponendolo non di rado al ridicolo. Lo sguardo di Balzac si fa duro e impietoso, nel denunciare la superficialità dalla quale queste anime delicate sono circondate.

Tuttavia, in questo romanzo ha un peso specifico un altro elemento. Oltre alla satira sociale, e alla vena esistenzialista e autobiografica, troviamo il fantastico materiale de La pelle di zigrino, un cuoio di squalo che il protagonista trova da un antiquario e che ha la proprietà di soddisfare – a carissimo prezzo, i giorni della propria vita – i desideri. Così vediamo rapidamente mutare la traiettoria di Raphael, in meno di un giorno, dalla più insidiosa miseria verso l’opulenza, senza che però cessino per lui le contraddizioni, e il rischio costante della povertà.

Nel romanzo compare anche il personaggio di Rastignac, una figura molto importante in Balzac. La troviamo anche in Papà Goriot nelle vesti di protagonista, e in Illusioni perdute, come amico di Lucien. In questo romanzo è una sorta di amo, che conduce Raphael nel bel mondo, dove c’è tutto – come si capirà – il rischio di perdersi.

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