Il personaggio di Anna Karenina

Anna Karenina è una delle vette del Romanzo ottocentesco. Quando il libro uscì, inizialmente a puntate,  erano gli anni ’70 del secolo XIX. Come detto, il romanzo venne alla luce attraverso la pubblicazione a feuilleton, ma poiché Tolstoj che ne era autore in Russia aveva assunto posizioni antinazionaliste, dovette pubblicarne a proprie spese l’ottava e ultima parte.

La critica letteraria del tempo stroncò senza appello il Romanzo, definendolo « un frivolo racconto delle vicende dell’alta società moscovita». Ma la chiosa critica più felice e destinata a durare nel tempo è stata quella di Fëdor Dostoevskij «Anna Karenina in quanto opera d’arte è la perfezione… e niente della letteratura europea della nostra epoca può esserle paragonato». Circa un secolo dopo anche Vladimir Nabòkov si rifarà al giudizio di Dostoevskij, definendo Anna Karenina «il capolavoro assoluto della letteratura del XIX secolo».

Circa l’ideazione del personaggio protagonista della vicenda, Tolstoj ebbe ad affermare di aver immaginato un «nudo gomito femminile di un elegante braccio aristocratico» e da lì di avere pensato a tutta la vicenda. Egli trasse inoltre ispirazione da I racconti di Belkin dello scrittore e poeta russo Aleksandr Sergeevič Puškin.

Sono diversi i motivi per i quali il personaggio di Anna Karenina è diventato così popolare. Al di là della bravura di Tolstoj, il cui tratteggio psicologico di tutti i personaggi raggiunge livelli formali molto alti,  in tutta la storia serpeggia un tema modernissimo: l’autodeterminazione della donna. Anna Karenina è una donna che s’innamora, e che a causa di questa situazione – la relazione con il conte Vronskij – decide di lasciare il proprio marito Karenin, un inflessibile e poco insensibile funzionario di Stato. Il Romanzo racconta le vicende dell’aristocrazia russa, e la vicenda di Anna si mischia con le storie di Kitty e Levin, il secondo è stato riconosciuto per alcuni tratti come l’alter ego dell’autore. Inoltre, si raccontano le vicende familiari di altre persone, per esempio di Dolly, la cognata di Anna e del marito nonchè fratello di Anna, Oblonskij.   

La figura di Anna Karenina appare in parte sovrapponibile a Madame Bovary di Flaubert;  donne per le quali, a causa dell’arretratezza della società, l’inseguimento della felicità appare particolarmente difficile, e che subiranno anzi la vendetta e la disapprovazione dell’ambiente sociale al quale appartengono. Ciò è particolarmente vero per Anna Karenina, che al contrario del proprio uomo – il conte Vronskij – non intende nascondere la propria relazione e sfida apertamente la chiusa società del tempo, ottenendone soltanto l’ostracismo. Tolstoj ha uno sguardo più ampio della semplice e precisa osservazione del proprio personaggio cardine, intorno al quale ruota tutta la storia. Così anche le storie di Kitty e Levin, e di Dolly e Oblonskij rappresentano configurazioni possibili ma meno tragiche della convenzione sociale del matrimonio.

Il merito di Tolstoj è poi quello di arricchire il romanzo di temi come l’ipocrisia, la gelosia, la fedeltà, la fede,  la famiglia, il matrimonio, così che Anna Karenina risulta una riflessione di amplissimo respiro sui principali argomenti attraverso i quali può essere giudicato l’avanzamento morale delle reazioni umane e sociali (in questo caso la società russa) nella di fin de siècle dell’Ottocento.      

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