La forza archetipica di un personaggio

Per cominciare, archetipo è una parola composta che viene dal greco antico ὰρχέτυπος, «immagine»; le due parti sono arché, cioè «inizio, principio originario» e typos, «modello, marchio, esemplare». Nel suo significato più generale, indica un modello, una forma o la matrice di un concetto.

Perciò nel parlare di personaggio, inevitabilmente finiamo per parlare di modelli: psicologici, morali, sociali, letterari.  È un discorso abbastanza complesso ma che possiamo semplificare di molto. Di certo per avvertire la presenza dei modelli dentro a un’opera di narrativa o di fiction, dobbiamo avere delle conoscenze, solo dopo saremo in grado di istituire paragoni più o meno validi. Il modello più antico di tutte le letterature del mondo, il più utilizzato ancora oggi anche nel cinema è quello dell’eroe. Da esso discende la struttura narrativa che si chiama viaggio dell’eroe. Essa fa da sfondo alle letterature mitiche di tutto il mondo, ed è anche la struttura narrativa più solida per raccontare film e costruire protagonisti avvincenti.

Tutta la forza degli archetipi non si ferma qui. Spesso fa riferimento alla nostra particolare culturale letteraria. Se prendiamo per esempio il mondo delle fiabe, non c’è dubbio che esso ci comunichi una vasta serie di archetipi. Oltretutto le fiabe parlano un linguaggio popolare e  allo stesso tempo misterioso: chi è per esempio il rospo che si può trasformare in principe solo grazie all’intervento di una principessa? Anche il livello meno esplicito delle fiabe è pieno di significati.

Come possono essere ritrovati questi modelli più o meno noti all’interno di opere come un romanzo o una fiction? Fare degli esempi può essere di grande aiuto.

Prendiamo due romanzi dell’Ottocento molto famosi, entrambi di Victor Hugo: Notre Dame de Paris e I miserabili. Dostoevskij amava paragonare Hugo a Omero, ma noi non saremo così colti. Il paragone con il mondo delle fiabe – una letteratura che quasi tutti conoscono -ci può essere di grande aiuto. Utilizziamo per esempio la fiaba de la bella e la bestia, in che modo la possiamo ritrovare all’interno dei due romanzi?  Essa peraltro costringerebbe a una ricerca filologica, dato che si tratta di una fiaba europea che ha evidenti somiglianze con Amore e Psiche, una storia raccontata da Apuleio, la quale a sua volta ha debiti evidenti con la tradizione popolare berbera e non solo.  

Ebbene, in fondo Notre Dame de Paris ci parla di un mostro non privo di qualità – Quasimodo – che si innamora di una bella (la povera zingara e ballerina); i Miserabili sono costruiti anch’essi su un personaggio che rappresenta una forza erculea, anche a livello morale – Jean Valjean – per il quale l’unico amore possibile sarà quello per Cosette, che rappresenta qualcosa di molto vicino all’amore filiale, alla bellezza innocente, e alla fragilità. Cioè entrambi utilizzano l’archetipo citato: la bella e la bestia. Come si vede, la tradizione è sempre presente nei testi, spesso tra le righe, ma in maniera meno nascosta di quel che si potrebbe credere.     

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