Alle origini del romanzo rosa 

I romanzi, in particolare i classici, sono libri che sopportano più letture o, se si preferisce, sono libri che hanno molto da dire anche quando si cambia il punto di vista dal quale li si analizza. Così, nel caso del realismo Ottocentesco, si può scegliere improvvisamente di dare un grande rilievo alla ricchezza psicologica di una vicenda romanzesca, e si fanno interessanti scoperte.

Il romanzo rosa, si sa, è più una categoria merceologica che un genere narrativo. Quando  si pensa a Madame Bovary, abbiamo uno dei caposaldi di questa narrativa, uno snodo storico fondamentale nella categoria del rosa. Il romanzo di Gustave Flaubert  è del 1856, quindi piuttosto lontano da primizie ottocentesche come Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen di cui non condivide il positivismo, ed ben più vicino a un capolavoro come Anna Karenina di Tolstoy, che invece è del 1877.   

La lente della psicologia è fondamentale per capire Madame Bovary, come lo è per Anna Karenina; più di quanto non lo siano le categorie ormai abusate del realismo e forse anche del romanticismo, che è decisamente troppo ampia per comprendervi nel dettaglio quel che Flaubert, attraverso la sua alter ego («Madame Bovary c’est moi» era una sua massima), ha cercato di esprimere. In questo caso Madame Bovary ci parla di se stessa e dell’amore, o se si vuole dell’amore attraverso se stessa.  Qui forse una precisazione sembra necessaria: da acuto osservatore della realtà qual era, Flaubert sembra spiegarci cosa sia l’amore, e o la fa attraverso una donna perché essa è più prossima per natura alla follia, all’irrazionale, inteso come linguaggio dei sentimenti; laddove l’uomo è principi, razionalità fredda, talvolta calcolo – e questo in fondo è il ritratto del marito e medico Charles. Su questo binomio si regge tutta la narrazione, che in fondo da un lato è il percorso della follia amorosa di Madame Bovary, e dall’altro la  rappresentazione piccola e in distanza di suo marito, che non sembra andare neanche vicino a scorgere l’oceano tumultuosi di pensieri che si muove dentro di lei.

Non c’è dubbio quindi che la psicologia sia una dimensione da indagare e di cui tenere conto nell’evolversi di una storia; certo, essa si lega molto più a certi generi che ad altri. Mentre la natura introspettiva nel rosa è necessaria per indagare i protagonisti di una storia di sentimenti, lo può essere meno in un giallo o in un poliziesco, o probabilmente avrà le connotazioni tipiche di quel genere. Tutto questo non toglie che sia un “ingrediente” narrativo sul quale uno scrittore dovrebbe ragionare a fondo, in vista di una rappresentazione davvero compiuta della realtà.      

 Hai quasi finito il tuo libro e cerchi un parere o un aiuto la Pubblicazione del tuo manoscritto? Contattaci Subito

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...