Il vitalismo e l’evoluzione del personaggio

I grandi scrittori creano grandi personaggi. E un personaggio che sia davvero grande ha due caratteristiche: è uguale a se stesso, nei suoi tratti fondamentali, ma sa anche evolvere. Sull’evoluzione del personaggio è basata tutta la teoria narrativa de Il viaggio dell’eroe di Chris Vogler.  Non c’è dubbio che essa sia molto importante.

È proprio la sorprendente capacità di cambiare di un personaggio a farci il regalo più bello, nei romanzi; naturalmente, occorre dire, non si tratta di una strada obbligata.  Ogni scrittore è libero e può lavorare con strategie proprie. A ogni modo, dalla capacità di cambiare di un personaggio cogliamo quello che è il suo “vitalismo”, una caratteristica non da poco: se un personaggio o un’opera sono vitali, ci comunicano quel senso di verosimiglianza su cui si basa la disponibilità  a credere del lettore.

Di seguito proviamo fare tre esempi di personaggi (in realtà anche protagonisti delle proprie opere) che evolvono nel corso della storia raccontata. Tutto ciò, ovviamente non rivela niente della trama dei rispettivi romanzi.

Madame Bovary (di Gustave Flaubert): l’arco narrativo ed evolutivo di questo personaggio, lo porta a una propria personale nemesi e dissoluzione. Vivendo l’amore, o quello che lei crede sia l’amore – circondandosi di amanti, per il fatto di non amare il proprio marito – questo personaggio evolve verso la propria rovina. Essa non si presenta subito, e ci saranno tante stazione intermedie nelle passioni dell’eroina di Flaubert che  la conduranno verso la consapevolezza finale.

Martin Eden ( di Jack London): questo personaggio, come tutti i personaggi londoniani è divorato da un fuoco interno che stavolta non prende le sembianze del viaggiatore in cerca di nuove terre, ma di un uomo che (in quanto alter ego dell’autore) prova a far crescere soprattutto se stesso. Da marinaio e uomo dei bassifondi a scrittore: egli tenta questa parabola. La vita e il sentimento borghese nel quale sono imprigionate alcune sue relazioni lo renderanno comunque uno straniero nella vita.

Sancho Panza (di Miguel de Cervantes):  su Don Chisciotte e il suo fedele scudiero si sono scritti tantissimi libri e fiumi di critica letteraria, che potrebbero da soli costituire un’imponente biblioteca, su quello che, a tutti gli effetti, è uno dei libri più importanti della letteratura mondiale; ed è considerato il primo e più importante romanzo della letteratura occidentale. L’evoluzione di Sancho, nel secondo volume delle avventure dell’hidalgo, consiste nell’utilizzare quasi a specchio le qualità che Don Chisciotte utilizzava nel primo: ormai sapendo che il suo padrone è dotato di una fervida immaginazione, è il suo scudiero a fornirgli con ironia (ma senza essere diventato più intelligente) dei resoconti totalmente inventati – come nel caso in cui Don Chisciotte incontra le tre contadine in campagna, una delle quali è Dulcinea, e che sarà Sancho a descrivere (prendendo in giro Don Chisciotte) come una principessa magicamente vestita.

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