Il MacGuffin: l’oggetto che non conta ma fa muovere tutta la storia

Il MacGuffin è un elemento narrativo che avvia e sostiene l’azione senza coincidere con il significato profondo della storia. Nell’editing letterario è uno strumento delicato, efficace solo se resta subordinato ai personaggi e ai temi centrali.

Perché si chiama MacGuffin
Il termine MacGuffin ha un’origine curiosa e volutamente ironica. Deriva da un vecchio aneddoto scozzese, spesso raccontato come una barzelletta, in cui due persone discutono di un oggetto misterioso chiamato “MacGuffin”. Alla domanda su cosa sia e a cosa serva, la risposta è sempre vaga o contraddittoria, fino a rivelare che in realtà non serve a nulla. Il punto, però, non è l’oggetto in sé, ma il fatto che qualcuno lo stia cercando.

Un elemento che agisce senza farsi notare

Il MacGuffin è uno di quegli elementi narrativi che operano in modo silenzioso, quasi invisibile, ma che risultano decisivi per l’avvio e il mantenimento della trama. È presente in moltissime opere della tradizione letteraria, molto prima che il termine venisse coniato, e continua a essere uno strumento fondamentale per comprendere come funziona una storia. Nell’editing letterario, riconoscere un MacGuffin significa distinguere ciò che mette in moto il racconto da ciò che ne costituisce il significato profondo. Con il termine MacGuffin si indica un elemento che serve principalmente a motivare le azioni dei personaggi. Può essere un oggetto, una meta, una missione, un’informazione o una promessa. La sua funzione è quella di costringere i personaggi ad agire, a muoversi nello spazio e nel tempo, a entrare in conflitto. Tuttavia, ciò che lo definisce davvero è la sua irrilevanza tematica: la storia non parla di lui, anche quando sembra ruotargli attorno. Il MacGuffin è un mezzo, non un fine. Questo aspetto è centrale per evitare un equivoco comune. Il MacGuffin non è un mistero irrisolto e non coincide con un vuoto narrativo. Un mistero irrisolto crea un’aspettativa forte nel lettore e la delude. Il MacGuffin, invece, non dovrebbe mai diventare il centro dell’attesa. Se il lettore arriva alla fine della storia aspettandosi una spiegazione definitiva del MacGuffin, significa che il testo ha sbilanciato le priorità narrative. In questi casi, l’editing interviene per riportare l’elemento alla sua funzione originaria.

Funzione narrativa e significato tematico

Dal punto di vista editoriale, il MacGuffin è uno strumento particolarmente interessante perché mette in luce la differenza tra funzione narrativa e significato tematico. Non tutto ciò che ha una funzione strutturale possiede anche un valore simbolico centrale. Il MacGuffin serve a organizzare gli eventi, non a spiegare il senso dell’opera. Quando questi due livelli vengono confusi, il testo rischia di promettere più di quanto possa mantenere. Un buon MacGuffin è chiaro ma non approfondito, presente ma non ingombrante. Deve fornire una motivazione credibile ai personaggi senza attirare su di sé un’attenzione eccessiva. Nell’editing letterario, questo si traduce spesso in interventi di sottrazione: riduzione delle spiegazioni, alleggerimento delle descrizioni, eliminazione di anticipazioni che caricano l’elemento di un’importanza che la storia non intende sostenere fino in fondo. Il MacGuffin funziona solo se resta subordinato ai personaggi. Il lettore non dovrebbe mai affezionarsi all’oggetto o alla meta in sé, ma alle reazioni che essi provocano, alle scelte che impongono, ai conflitti che fanno emergere. Quando il MacGuffin diventa più interessante dei personaggi, la narrazione perde profondità e coerenza. È in quel momento che l’editor riconosce un problema strutturale, non un semplice dettaglio da rifinire. Un criterio spesso utilizzato in fase di revisione consiste nel chiedersi cosa resterebbe della storia se il MacGuffin perdesse importanza. Se restano personaggi solidi, relazioni credibili e un conflitto significativo, l’elemento sta funzionando correttamente. Se invece la storia si svuota, il MacGuffin sta probabilmente mascherando una debolezza più profonda della costruzione narrativa.

Il MacGuffin nei classici della letteratura

Molti esempi efficaci di MacGuffin si trovano nella letteratura classica, dove questo espediente è utilizzato con naturalezza e senza mai essere tematizzato esplicitamente. Nell’Odissea, il ritorno di Ulisse a Itaca rappresenta il motore dell’intera narrazione. Tutto il poema è costruito intorno a questo obiettivo dichiarato, che giustifica il viaggio, le prove, le soste e le deviazioni. Eppure, l’Odissea non parla realmente del ritorno a casa, né di Itaca come luogo. Parla dell’identità dell’eroe, della memoria, dell’ingegno, della resistenza al tempo e alla perdita. Itaca è necessaria perché la storia esista, ma non è ciò di cui la storia parla davvero. Un altro esempio significativo si trova nei Promessi sposi. Il matrimonio tra Renzo e Lucia funziona come obiettivo narrativo costante, come meta che giustifica le peripezie dei protagonisti e tiene insieme la trama. Tuttavia, il romanzo non è un racconto d’amore né una storia sul matrimonio. Il vero centro dell’opera è l’analisi morale, sociale e storica della società del Seicento, il rapporto tra potere e giustizia, tra responsabilità individuale e provvidenza. Il matrimonio è il MacGuffin che muove l’azione, non il significato ultimo del romanzo. Un terzo esempio classico si può individuare nell’Eneide. La fondazione di una nuova patria per Enea è la missione che giustifica il viaggio e le sofferenze dell’eroe. Tuttavia, il poema non si concentra realmente sulla città che verrà fondata, né sui dettagli concreti di quel futuro insediamento. Il suo vero tema è il destino, il sacrificio dell’individuo, il conflitto tra desiderio personale e necessità storica. Anche qui, la meta finale è indispensabile per avviare il racconto, ma resta marginale rispetto al significato profondo dell’opera. In tutti questi casi, il MacGuffin funziona perché non viene mai caricato di un peso simbolico eccessivo. È presente, ma non domina. Muove la storia, ma non la spiega.

Il ruolo dell’editing letterario

Nell’editing letterario, il MacGuffin è uno degli elementi che richiedono maggiore attenzione proprio perché è facile sbilanciarlo. L’autore, spesso inconsapevolmente, può essere tentato di rafforzarlo, di giustificarlo, di renderlo più significativo di quanto dovrebbe essere. Questo accade soprattutto quando si teme che il lettore non accetti un elemento che non viene spiegato fino in fondo. Il compito dell’editor, in questi casi, non è eliminare il MacGuffin, ma proteggerlo dalla sovraesposizione. Un MacGuffin spiegato troppo diventa un falso centro tematico. Un MacGuffin difeso diventa una promessa implicita. Un MacGuffin caricato di simbolismo rischia di entrare in competizione con i personaggi, sottraendo loro spazio e forza narrativa. Quando invece è ben gestito, il MacGuffin scompare quasi del tutto alla fine della lettura. Il lettore non si chiede cosa fosse davvero, ma ricorda il percorso compiuto, le scelte fatte, le trasformazioni avvenute. Questo è il segnale più chiaro del suo corretto funzionamento.

Conclusione

Il MacGuffin è uno degli espedienti più paradossali della narrativa: indispensabile per avviare la storia, ma irrilevante per definirne il senso. La sua forza sta proprio nella sua modestia, nella capacità di sostenere l’azione senza pretendere attenzione. Nell’editing letterario, riconoscerlo e mantenerlo nella giusta proporzione è essenziale per garantire una narrazione equilibrata, onesta e coerente. Quando il MacGuffin resta al suo posto, la storia può concentrarsi su ciò che conta davvero: i personaggi, le loro scelte e il significato che emerge dal loro percorso.


Lascia un commento