I 4 livelli dell’infodumping

Il termine infodumping ha un significato forte (in inglese dump significa discarica) e descrive l’eccesso d’informazioni con cui, in un’opera letteraria, si rischia di annoiare il lettore.

Dire in cosa consista l’eccesso informativo risulta abbastanza semplice, ed è parte dell’analisi fatta da un editor. L’infodumping a che fare con: 1) l’utilità dell’informazioni date; 2) il linguaggio dell’Autore e della storia; 3) i modi con i quali diamo le informazioni al lettore; 4) la quantità delle informazioni presentate e la loro qualità.

Il primo livello di infodumping in un Romanzo sono le informazioni inutili. Come si fa a capire che un’informazione non è utile all’economia del testo? Lo si capisce perché esprime una relazione debole con gli elementi strutturali di una storia (i personaggi, la trama, l’ambientazione). Ha senso dire che un personaggio da giovane ha partecipato a competizioni di atletica leggera? Oppure che vota per un certo partito politico? O ancora, che si è laureato in chimica? Nessuna informazione è inutile di per sé. Dipende dall’utilizzo che ne vogliamo fare. Potrei dire che il mio personaggio era un buon corridore, quand’era giovane, e che nella sua stanza ci sono i trofei vinti alle olimpiadi scolastiche. Ma devo inventare una connessione. Esempio: oggi è un poliziotto, ed è particolarmente veloce negli inseguimenti a piedi. Come il personaggio voti, ammesso che nel suo mondo fantastico si voti, conta poco o nulla.  Ancora meno m’interessa sapere della sua laurea.

Il linguaggio dell’Autore e della storia.  L’eccesso d’informazioni è anche un fatto stilistico. È necessario scrivere – nel bel mezzo di una trama gialla – che il personaggio sale nell’auto (riferendo il tipo d’auto) e che la mette in moto, ingrana la prima e parte a tutta velocità? Forse è troppo. Potremmo limitarci a dire “Prese la sua auto e partì, diretto nella zona da cui era arrivata la telefonata da parte dell’individuo misterioso” (dire che ingrana la marcia sa proprio di infodumping). Le informazioni devono essere funzionali alla costruzione della sequenza narrativa che il lettore sta immaginando.

I modi con i quali diamo le informazioni al lettore.  È sempre meglio contestualizzare un’informazione, per fare in modo che il lettore la assorba senza quasi rendersene conto. L’intuito e la nostra cultura cinematografica ci possono aiutare, e i contesti dinamici sono da preferire. A volte, un’informazione fa più effetto se sembra buttata lì per caso. “Vide arrivare una spider con a bordo l’uomo che poco prima al telefono le aveva detto di essere un poliziotto.” Oppure la stessa informazione potrebbe trapelare da un dialogo: ” Dopo aver cenato Lucio e la ragazza uscirono dal locale. Lui vide uno che scendeva da una spider, e le fece: ma quello non è Andrea?”  Diverso (meno efficace, e troppo narrativo) sarebbe se dicessi che “quel giorno Andrea entrò in ufficio più gongolante del solito. Sperava che qualcuno gli avrebbe chiesto della spider appena acquistata.” Se questo dato informativo – la spider – non lo aggancio a una caratteristica del personaggio, facendolo diventare un simbolo (esempio, il personaggio ha una smodata passione per il vintage, o l’ambiente delle auto da corsa) resterà un elemento isolato e debole.

La quantità delle informazioni. Cosa sia inutile in un testo lo decidono l’Autore ed eventualmente i consigli dell’Editor. Certo che uno spazio a parte lo meritano la quantità delle informazioni e soprattutto le digressioni. Non tutti gli Autori possono permettersi di deviare dalla trama, di “tradire” il lettore con informazioni che i più giudicheranno noiose o troppo pesanti. In questo il buon senso è d’aiuto, unito a considerazioni pedagogiche e di poetica, che giustificano categorie come il catalogo o l’enciclopedismo, e trasformano potenziali errori in pregi dell’Opera.

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