Come scrivere un Romanzo storico

Conoscete la battuta secondo la quale il genio è uno per cento ispirazione, e per il restante novantanove per cento traspirazione (ovvero, fatica e sudore)? Questa regola sembra particolarmente vera per certi generi letterari, che se da un lato intrattengono da sempre i lettori, e hanno fatto la fortuna di molti scrittori, dall’altro richiedono un lavoro tenace e meticoloso.

Per scrivere un Romanzo Storico serve, manco a dirlo, tanta competenza. In termini moderni, potremmo dire che significa essere al contempo sceneggiatori di un’opera, capaci di rendere alla perfezione l’ambientazione della storia, e l’abilità di lavorare sulla caratterizzazione del personaggio: psicologia, morale, idee, linguaggio, abbigliamento e abitudini.

Prendo a esempio Ivanhoe di Walter Scott. Questo scrittore è considerato dai critici uno dei creatori del Romanzo storico.  Al di là del giudizio di merito, Ivanhoe fu un successo editoriale già nella sua epoca. Come ha fatto Scott a riprodurre con tanta credibilità e precisione un periodo come quello di Riccardo I e Giovanni senza terra, il XII secolo d.C. cioè il pieno Medioevo?

E’ lo stesso Autore a informarci, nella prefazione al libro, dei problemi che si pose. Coglie appieno non soltanto la contrapposizione militare tra Sassoni e Normanni che contraddistingue l’età, ma a cascata ogni aspetto della vita dei personaggi che ha voluto mettere su carta, descrivendoci perfino le scelte operate a livello linguistico – utilizzare o meno un certo tipo d’inglese, in che linguaggio far parlare i propri personaggi e perché. Si scusa, quasi, quando dice di aver dovuto attualizzare certi aspetti. Fa lo stesso, per descrivere il vestiario dei suoi personaggi, come farebbe un buon costumista a teatro con gli attori.

Come lettori, abbiamo bisogno che la fiction sia credibile, e che il patto proposto regga attraverso la bravura di chi lo realizza. E’ proprio ciò che avviene nel Romanzo: siamo portati a considerare verosimile l’abbigliamento di re Giovanni, e quello del re sassone Cedric, consideriamo credibili e immaginifiche le descrizioni degli ambienti in cui ciascun sovrano vive, per non parlare di quanto appaia naturale l’introduzione della vasta galleria di personaggi tipica del periodo: il buffone di corte, il porcaro addetto al pascolo dei maiali, l’ebreo mercante che pratica il prestito di denaro, i ladroni. Tutti ci appaiono coerenti con il quadro storico temporale descritto dall’Autore, e incollati alla vicenda come lo sono i disegni in un bel quadro.

Più libertà Scott sembra prendersela con la psicologia dei suoi personaggi: Cedric è burbero e iracondo quanto Giovanni è doppiogiochista e misurato. Certo, le scelte rientrano sempre all’interno dei canoni. Al torneo indetto da Re Giovanni che apre la storia, partecipa un cavaliere il cui modo di parlare e di agire riflette un alto codice d’onore e un’etichetta indispensabili a un cavaliere di quel periodo. Dietro quella maschera si rivela Ivanhoe, il protagonista, che si fa conoscere ai lettori con atti di eroismo e si presenta omaggiando la principessa sassone Rowena delle proprie abilità appena esibite.     

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